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Phubbing: quando lo smartphone interferisce nelle relazioni

    Phubbing

    Phubbing: cos’è, effetti psicologici e conseguenze nelle relazioni

    Cos’è il phubbing

    Negli ultimi anni la tecnologia è diventata una presenza costante nella vita quotidiana, modificando profondamente le modalità con cui le persone comunicano e costruiscono relazioni. Sebbene smartphone e dispositivi digitali offrano indubbi vantaggi nella gestione della vita sociale, il loro utilizzo eccessivo può produrre conseguenze inattese sul piano relazionale.

    Tra i fenomeni più studiati emerge il phubbing, un comportamento sempre più diffuso che consiste nel rivolgere maggiore attenzione al proprio telefono cellulare piuttosto che alle persone fisicamente presenti.

    Il termine deriva dall’unione delle parole inglesi phone (telefono) e snubbing (ignorare, snobbare), e descrive una situazione nella quale una persona interrompe o riduce il coinvolgimento nella relazione per concentrarsi sullo smartphone.

    Non si tratta semplicemente di controllare una notifica o rispondere a un messaggio urgente: il problema nasce quando il dispositivo diventa un elemento costante di distrazione che altera la qualità dello scambio umano.

    Il phubbing e le sue conseguenze psicologiche

    Anche quando appare come un gesto automatico o apparentemente innocuo, il phubbing può generare importanti effetti emotivi.

    Chi sperimenta ripetutamente questo comportamento può percepire:

    • senso di esclusione;
    • frustrazione;
    • tristezza;
    • riduzione dell’autostima;
    • sensazione di essere poco importante;
    • vissuti di solitudine.

    Dal punto di vista psicologico, il messaggio implicito che può essere percepito è:

    “Ciò che accade sul telefono è più importante della nostra relazione.”

    Nel tempo questa esperienza può influenzare negativamente il benessere emotivo e la soddisfazione relazionale.

    Gli studi suggeriscono che il phubbing sia associato a una minore qualità delle relazioni interpersonali, poiché produce una forma di presenza soltanto apparente: il corpo è fisicamente vicino all’altro, ma l’attenzione e il coinvolgimento emotivo sono rivolti altrove.

    Phubber e phubbee: i due ruoli del fenomeno

    Nel fenomeno del phubbing vengono generalmente identificati due ruoli:

    Phubber

    È la persona che durante un’interazione sociale concentra la propria attenzione sullo smartphone, interrompendo o limitando il contatto con l’interlocutore.

    Phubbee

    È invece la persona che subisce il comportamento e che può sentirsi ignorata o emotivamente trascurata.

    Nella maggior parte dei casi il comportamento non è intenzionale. Spesso chi utilizza il telefono non è pienamente consapevole dell’impatto che questo gesto può avere sugli altri.

    Il phubbing nella relazione di coppia

    L’ambito di coppia rappresenta uno dei contesti nei quali il phubbing può avere maggiore impatto.

    Quando il telefono si inserisce continuamente nelle interazioni quotidiane, il partner può iniziare a percepire la presenza di una sorta di “terzo elemento” all’interno della relazione.

    Possono comparire:

    • sentimenti di trascuratezza;
    • gelosia;
    • insicurezza;
    • rabbia;
    • frustrazione;
    • riduzione dell’intimità emotiva.

    La persona può arrivare a formulare pensieri come:

    “Perché guarda continuamente il telefono?”
    “Sto diventando meno interessante?”
    “Con chi sta parlando?”

    Nella prospettiva sistemico-relazionale, tali dinamiche non dipendono esclusivamente dall’utilizzo dello smartphone, ma coinvolgono modalità comunicative, bisogni affettivi e significati che la coppia attribuisce alla vicinanza e alla distanza emotiva.

    Phubbing tra genitori e figli

    Un contesto particolarmente delicato riguarda la relazione tra genitori e figli.

    L’interazione quotidiana rappresenta uno spazio fondamentale per lo sviluppo emotivo del bambino e dell’adolescente. Quando il genitore è frequentemente assorbito dal dispositivo digitale, il figlio può interpretare questa situazione come una forma di mancata disponibilità emotiva.

    Le possibili conseguenze includono:

    • riduzione del dialogo familiare;
    • aumento della distanza relazionale;
    • difficoltà nella condivisione emotiva;
    • incremento dei conflitti;
    • imitazione dei comportamenti osservati.

    I bambini imparano infatti soprattutto attraverso i modelli relazionali che osservano. Un utilizzo costante dello smartphone da parte degli adulti può essere inconsapevolmente interiorizzato come modalità abituale di relazione.

    Phubbing nelle amicizie

    Anche i rapporti amicali possono risentire significativamente della presenza costante dei dispositivi digitali.

    Una situazione comune può essere quella di un incontro tra amici durante il quale l’attenzione viene continuamente interrotta da notifiche, fotografie, social network o messaggi.

    Anche piccoli momenti di distrazione ripetuti possono ridurre la qualità dell’esperienza condivisa.

    La persona che subisce il phubbing può sperimentare la sensazione di:

    • non essere ascoltata;
    • non essere valorizzata;
    • non ricevere attenzione autentica.

    Come ridurre il phubbing

    Contrastare questo fenomeno non significa eliminare la tecnologia dalla propria vita, ma imparare a utilizzarla in modo più consapevole.

    Alcune strategie possono essere utili:

    • riconoscere le proprie abitudini digitali;
    • stabilire momenti privi di smartphone;
    • evitare l’uso del telefono durante pasti e conversazioni;
    • privilegiare l’ascolto attivo;
    • comunicare apertamente eventuali disagi;
    • dedicare attenzione piena alle relazioni.

    La qualità delle relazioni dipende anche dalla qualità della presenza.

    In una società caratterizzata dalla connessione continua, essere realmente presenti con l’altro può rappresentare una delle forme più significative di cura relazionale.


    Bibliografia

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    • Tonioni F. (2011). Quando internet diventa una droga. Cosa fare quando la rete cattura. Torino: Einaudi.

    FAQ

    Che cos’è il phubbing?

    Il phubbing è un comportamento che consiste nel ignorare le persone presenti per concentrare la propria attenzione sullo smartphone. Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare) e descrive una situazione sempre più frequente nelle relazioni quotidiane.

    Quali effetti psicologici può causare il phubbing?

    Il phubbing può generare sentimenti di esclusione, tristezza, frustrazione, riduzione dell’autostima e sensazioni di solitudine. Nel tempo può compromettere il benessere emotivo e ridurre la soddisfazione nelle relazioni interpersonali.

    Come influisce il phubbing sulla relazione di coppia?

    Nella coppia il phubbing può ridurre la qualità della comunicazione, aumentare sentimenti di gelosia, insicurezza e frustrazione e creare una percezione di distanza emotiva. Il partner può sentirsi trascurato o meno importante rispetto alle attività svolte sullo smartphone.

    Il phubbing può influenzare il rapporto tra genitori e figli?

    Sì. Un uso eccessivo dello smartphone da parte dei genitori o dei figli può ridurre il dialogo e la condivisione emotiva all’interno della famiglia. Questo fenomeno può aumentare la distanza relazionale e favorire conflitti o difficoltà comunicative.

    Come capire se si sta sviluppando un comportamento di phubbing?

    Alcuni segnali possono essere il bisogno di controllare frequentemente notifiche e social network durante una conversazione, la difficoltà a mantenere l’attenzione sull’interlocutore e la tendenza a interrompere momenti condivisi per utilizzare il telefono.

    Come ridurre il phubbing nella vita quotidiana?

    Per ridurre il phubbing può essere utile stabilire momenti senza smartphone, evitare l’uso del telefono durante pasti o conversazioni importanti, migliorare l’ascolto attivo e sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie abitudini digitali.

    Questo contenuto ha finalità divulgative e non sostituisce il parere di uno psicologo, psicoterapeuta o medico specialista. Ogni situazione personale richiede una valutazione professionale individualizzata.

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