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Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD)

    Disturbo da Stress Post-Traumatico

    Il Disturbo da Stress Post-Traumatico, indicato con l’acronimo PTSD dall’inglese Post-Traumatic Stress Disorder, è una condizione psicopatologica che può svilupparsi dopo l’esposizione a un evento traumatico caratterizzato da morte, minaccia di morte, grave lesione o violenza sessuale, secondo i criteri delle classificazioni diagnostiche.

    Un’esperienza traumatica può modificare profondamente il senso di sicurezza della persona e il modo in cui vengono percepiti il proprio corpo, gli altri e l’ambiente. Nelle fasi successive al trauma possono comparire paura, agitazione, insonnia, difficoltà di concentrazione, ricordi intrusivi e comportamenti di evitamento. Queste reazioni non indicano necessariamente la presenza di un disturbo: dopo un evento grave è possibile attraversare una fase di intensa sofferenza senza sviluppare un PTSD.

    Il disturbo viene preso in considerazione quando la risposta post-traumatica assume caratteristiche persistenti e clinicamente significative, interferendo con la vita personale, familiare, sociale o professionale.

    Il PTSD non deve quindi essere considerato una conseguenza inevitabile dell’esposizione al trauma. La sua comparsa dipende dall’interazione di numerosi fattori, tra cui caratteristiche dell’evento, storia individuale, vulnerabilità psicologica, precedenti esperienze traumatiche, condizioni ambientali e qualità delle relazioni di sostegno.

    Una comprensione completa del disturbo richiede pertanto una prospettiva multidimensionale. Accanto agli aspetti psicopatologici e neurobiologici, assumono particolare rilevanza le modalità con cui il trauma viene elaborato e le conseguenze che produce all’interno delle relazioni significative.

    Che cos’è il Disturbo da Stress Post-Traumatico?

    Il PTSD può essere definito come una risposta psicologica persistente successiva all’esposizione a un evento traumatico. Il nucleo del disturbo è rappresentato dalla difficoltà a integrare l’esperienza nella normale memoria autobiografica e nella rappresentazione di sé e del mondo.

    Tra gli eventi potenzialmente traumatici possono rientrare:

    • incidenti stradali gravi;
    • aggressioni fisiche;
    • violenza sessuale;
    • maltrattamenti e violenza domestica;
    • rapimenti e sequestri;
    • esperienze di guerra;
    • terrorismo;
    • tortura;
    • catastrofi naturali;
    • gravi incidenti sul lavoro;
    • eventi caratterizzati dalla morte o dal grave ferimento di altre persone;
    • alcune esperienze mediche particolarmente minacciose.

    È importante distinguere l’esperienza traumatica dalla diagnosi di PTSD. Una persona può subire un trauma e presentare sofferenza, paura o cambiamenti temporanei nel comportamento senza soddisfare i criteri per un disturbo post-traumatico.

    La diagnosi richiede infatti la presenza di uno specifico insieme di manifestazioni, una determinata durata e una compromissione clinicamente significativa.

    La normale risposta dopo un trauma

    Immediatamente dopo un evento grave l’organismo può rimanere in uno stato di allerta. La persona può avere difficoltà a dormire, sentirsi insolitamente vigile, avere immagini dell’accaduto o preoccuparsi che l’evento possa ripetersi.

    Possono comparire anche:

    • ansia;
    • tristezza;
    • irritabilità;
    • difficoltà di concentrazione;
    • alterazioni dell’appetito;
    • stanchezza;
    • maggiore sensibilità ai rumori;
    • bisogno di evitare temporaneamente ciò che ricorda l’accaduto.

    Queste reazioni possono rappresentare una risposta fisiologica allo stress acuto. L’elemento clinicamente rilevante è il loro andamento nel tempo.

    Quando la persona recupera progressivamente il proprio funzionamento, la risposta può essere considerata parte del normale processo di adattamento. Quando invece la sintomatologia rimane intensa, persistente e interferisce con la vita quotidiana, diventa indicata una valutazione professionale.

    Il PTSD secondo il DSM-5 e il DSM-5-TR

    Il DSM-5 ha collocato il PTSD all’interno dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, separandolo dalla precedente collocazione tra i disturbi d’ansia. Il DSM-5-TR mantiene questo inquadramento e aggiorna il testo e alcuni aspetti diagnostici e codificativi del manuale.

    La valutazione diagnostica considera differenti dimensioni della risposta post-traumatica. Il quadro può essere sintetizzato in cinque principali aree cliniche: esposizione al trauma, sintomi intrusivi, evitamento, alterazioni negative della cognizione e dell’umore, modificazioni dell’arousal e della reattività.

    Esposizione all’evento traumatico

    Il criterio iniziale riguarda l’esposizione a un evento traumatico secondo modalità definite dalla classificazione diagnostica.

    L’esperienza può essere diretta, può consistere nell’assistere a un evento traumatico accaduto ad altri, nell’apprendere determinate esperienze traumatiche riguardanti persone vicine oppure, in specifici contesti professionali, nell’esposizione ripetuta a dettagli estremamente traumatici.

    Questo criterio permette di distinguere il PTSD da condizioni nelle quali sono presenti sintomi ansiosi o depressivi ma non è documentabile l’esposizione a un evento traumatico nel senso previsto dal DSM.

    Sintomi intrusivi

    Il primo grande gruppo di manifestazioni riguarda il rivissuto del trauma. L’esperienza può tornare alla mente in modo involontario e disturbante, attraverso ricordi, immagini, sogni o reazioni emotive intense.

    Gli stimoli associati all’evento possono provocare una risposta psicologica o fisiologica molto intensa. Un rumore, un odore, una particolare situazione o un’immagine possono quindi diventare segnali capaci di riattivare la risposta di allarme.

    In alcune persone si verificano fenomeni comunemente definiti flashback, nei quali il ricordo assume una particolare vividezza e può interferire temporaneamente con la percezione del presente.

    Evitamento

    La seconda dimensione riguarda l’evitamento. La persona può cercare di non entrare in contatto con luoghi, persone, attività, conversazioni, pensieri o sensazioni associati all’esperienza.

    L’evitamento ha una funzione comprensibile: ridurre nell’immediato la sofferenza. Tuttavia, quando diventa sistematico, può limitare progressivamente il funzionamento.

    Una persona coinvolta in un incidente può, per esempio, iniziare evitando una determinata strada e successivamente rinunciare a guidare, viaggiare o spostarsi autonomamente. In questo modo il trauma finisce per restringere progressivamente lo spazio di vita.

    Alterazioni della cognizione e dell’umore

    Dopo un trauma possono modificarsi le convinzioni relative a se stessi, agli altri e al mondo.

    Possono comparire:

    • convinzioni persistenti di pericolo;
    • senso di colpa;
    • vergogna;
    • percezione di impotenza;
    • difficoltà a provare emozioni positive;
    • perdita di interesse per attività precedentemente piacevoli;
    • distacco emotivo;
    • difficoltà a fidarsi degli altri;
    • valutazioni negative riguardanti se stessi.

    Il trauma può quindi alterare concetti psicologicamente fondamentali come sicurezza, fiducia, controllo e prevedibilità.

    Alterazioni dell’arousal e della reattività

    Una ulteriore dimensione riguarda l’aumento dell’attivazione psicofisiologica.

    Possono essere presenti:

    • ipervigilanza;
    • risposta di allarme accentuata;
    • irritabilità;
    • scoppi d’ira;
    • difficoltà di concentrazione;
    • disturbi del sonno;
    • comportamenti imprudenti o autodistruttivi in alcuni casi;
    • tensione eccessiva.

    La persona può comportarsi come se il pericolo fosse ancora presente, anche quando la situazione attuale è oggettivamente sicura.

    Durata, intensità e compromissione del funzionamento

    La presenza di singoli sintomi non è sufficiente per formulare una diagnosi di PTSD. È necessario considerare la durata e l’intensità del quadro e soprattutto l’impatto sul funzionamento.

    La valutazione clinica deve stabilire se i sintomi provocano una sofferenza significativa oppure interferiscono con:

    • lavoro;
    • studio;
    • relazioni familiari;
    • vita sociale;
    • attività quotidiane;
    • capacità di prendersi cura di sé.

    Occorre inoltre escludere che il quadro sia spiegato principalmente dagli effetti di sostanze, farmaci, condizioni mediche o altri disturbi psicopatologici.

    Il PTSD con sintomi dissociativi

    Il DSM-5-TR prevede la possibilità di specificare la presenza di importanti fenomeni dissociativi.

    Tra questi rientrano soprattutto:

    • depersonalizzazione, caratterizzata da una sensazione di estraneità o distacco rispetto a se stessi;
    • derealizzazione, caratterizzata dalla percezione dell’ambiente come irreale, distante o modificato.

    La dissociazione può rappresentare una modalità attraverso cui l’individuo affronta esperienze emotive estremamente intense. Non equivale automaticamente alla presenza di un disturbo dissociativo e deve essere valutata nel contesto complessivo della storia clinica.

    Il PTSD secondo l’ICD-10

    Nella ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il PTSD è identificato dal codice F43.1 ed è collocato all’interno del gruppo F43, relativo alle reazioni a grave stress e ai disturbi dell’adattamento. La classificazione descrive il disturbo come una risposta ritardata e/o prolungata a un evento o a una situazione di natura eccezionalmente minacciosa o catastrofica.

    Tra gli eventi indicati dalla classificazione rientrano, a titolo esemplificativo, catastrofi naturali o provocate dall’uomo, combattimenti, incidenti gravi, morte violenta, terrorismo, stupro e tortura.

    Dal punto di vista fenomenologico, l’ICD-10 pone particolare attenzione a tre elementi:

    1. rivissuto persistente dell’evento traumatico;
    2. evitamento delle circostanze associate al trauma;
    3. aumentata attivazione psicologica e stato di allerta.

    La classificazione considera inoltre la relazione temporale tra l’evento e la comparsa della sintomatologia.

    DSM-5 e ICD-10: differenze principali

    Le due classificazioni condividono il ruolo centrale attribuito all’esposizione traumatica, ma descrivono il disturbo con livelli differenti di articolazione.

    Il DSM-5 distingue in modo più dettagliato le diverse dimensioni sintomatologiche, comprendendo anche le modificazioni persistenti della cognizione e dell’umore.

    L’ICD-10 presenta invece una struttura più sintetica, organizzata soprattutto intorno al rivissuto, all’evitamento e all’iperattivazione.

    Questa differenza non implica che le due classificazioni descrivano disturbi completamente diversi. Si tratta piuttosto di differenti sistemi diagnostici che utilizzano criteri e modalità di organizzazione parzialmente differenti.

    ICD-10, ICD-11 e disturbo da stress post-traumatico complesso

    Per comprendere l’evoluzione della classificazione è importante ricordare che l’OMS ha successivamente introdotto la ICD-11, entrata in vigore come standard internazionale per la reportistica sanitaria nel gennaio 2022.

    L’ICD-11 distingue il PTSD dal disturbo da stress post-traumatico complesso (CPTSD). Quest’ultimo può comparire in relazione a esperienze traumatiche particolarmente prolungate o ripetute e comprende, oltre al nucleo del PTSD, ulteriori difficoltà relative alla regolazione emotiva, all’immagine di sé e alle relazioni interpersonali. L’OMS ha incluso indicazioni specifiche sul disturbo da stress post-traumatico complesso nei propri strumenti clinici relativi all’ICD-11.

    PTSD e memoria traumatica

    Il rapporto tra trauma e memoria rappresenta un tema centrale nella psicotraumatologia.

    Il ricordo traumatico può essere caratterizzato da una forte componente sensoriale ed emotiva. Alcuni elementi dell’esperienza possono rimanere associati a stimoli presenti nell’ambiente, facendo sì che una situazione attuale apparentemente innocua venga interpretata dal sistema nervoso come un segnale di pericolo.

    Un odore, un rumore, una particolare luce, una strada o una determinata frase possono quindi funzionare da trigger, cioè da stimoli capaci di riattivare una risposta collegata al trauma.

    Nel percorso terapeutico diventa importante favorire progressivamente la distinzione tra ciò che appartiene al passato e ciò che sta accadendo nel presente.

    Trauma, corpo e sistema di allarme

    Il PTSD non è esclusivamente un disturbo dei pensieri. Il trauma può coinvolgere anche la regolazione fisiologica dell’organismo.

    La persona può sperimentare:

    • tensione muscolare;
    • tachicardia in situazioni associate al trauma;
    • sudorazione;
    • tremori;
    • insonnia;
    • reattività accentuata ai rumori;
    • sensazione persistente di pericolo.

    Queste manifestazioni aiutano a comprendere perché alcune persone riferiscano di sentirsi continuamente “in allerta”, anche quando razionalmente sanno di trovarsi in una situazione sicura.

    PTSD e dissociazione

    La dissociazione può manifestarsi in differenti forme e con intensità variabile.

    Alcune persone riferiscono di sentirsi distaccate dal proprio corpo, altre descrivono una sensazione di irrealtà dell’ambiente. In altri casi possono comparire momenti di marcato distacco emotivo o difficoltà nel recuperare alcuni aspetti dell’esperienza.

    La valutazione della dissociazione è importante perché può influenzare la formulazione del caso e la scelta dei tempi e delle modalità dell’intervento psicoterapeutico.

    PTSD nei bambini e negli adolescenti

    Nei minori il trauma può manifestarsi con modalità differenti rispetto all’adulto.

    Nei bambini possono comparire:

    • paure intense;
    • problemi di separazione;
    • regressioni comportamentali;
    • alterazioni del sonno;
    • giochi ripetitivi con contenuti traumatici;
    • irritabilità;
    • cambiamenti improvvisi del comportamento.

    Negli adolescenti possono diventare maggiormente evidenti difficoltà scolastiche, isolamento, aggressività, comportamenti a rischio, alterazioni del sonno e problemi nelle relazioni con i coetanei.

    La valutazione deve tenere conto dell’età e dello sviluppo cognitivo ed emotivo. Nel lavoro con bambini e adolescenti, il coinvolgimento della famiglia assume spesso un’importanza particolare.

    Trauma e sistema familiare

    Un evento traumatico può modificare l’equilibrio dell’intero sistema familiare. La persona traumatizzata può diventare più ritirata, irritabile, dipendente o controllante, mentre gli altri componenti possono modificare il proprio comportamento per cercare di proteggerla.

    Possono così emergere nuovi ruoli e nuove modalità di comunicazione.

    Un familiare può assumere una funzione iperprotettiva; un altro può evitare completamente l’argomento; un figlio può diventare particolarmente attento agli stati emotivi del genitore.

    La prospettiva sistemico-relazionale consente di osservare questi cambiamenti senza attribuire alla famiglia la responsabilità del disturbo. L’obiettivo è comprendere come il trauma abbia modificato le relazioni e come le risorse familiari possano essere mobilitate nel processo di recupero.

    PTSD e relazione di coppia

    Il trauma può influenzare anche l’intimità e la comunicazione nella coppia.

    Il partner può trovarsi di fronte a evitamento, irritabilità, bisogno di rassicurazione, difficoltà sessuali, isolamento o improvvise reazioni di allarme.

    La persona traumatizzata, al contrario, può vivere alcune domande o richieste del partner come eccessivamente invasive.

    Queste dinamiche possono alimentare incomprensioni reciproche. In situazioni selezionate, un intervento di coppia può aiutare a comprendere il significato delle reazioni post-traumatiche e a costruire modalità comunicative più funzionali.

    Comorbilità del PTSD

    Il PTSD può associarsi ad altre condizioni psicopatologiche e questa eventualità deve essere attentamente valutata durante l’assessment.

    Possono essere presenti, tra gli altri:

    La presenza di più condizioni contemporaneamente può influenzare il decorso e rendere necessario un trattamento integrato.

    PTSD e dipendenze patologiche

    Il rapporto tra trauma e dipendenze merita una particolare attenzione clinica.

    Alcune persone possono ricorrere all’alcol o ad altre sostanze nel tentativo di ridurre temporaneamente ansia, insonnia, iperattivazione o ricordi dolorosi.

    In questa prospettiva l’uso della sostanza può assumere una funzione di automedicazione. Il sollievo ottenuto è però generalmente transitorio e può essere seguito dal consolidamento di un comportamento di consumo problematico.

    Quando PTSD e disturbo da uso di sostanze coesistono, è importante considerare entrambe le condizioni e comprendere la funzione svolta dal consumo all’interno della storia della persona.

    Fattori di rischio

    L’esposizione al trauma non determina automaticamente lo sviluppo di PTSD. La probabilità di sviluppare il disturbo può essere influenzata da diversi elementi.

    Tra i principali fattori di rischio possono essere considerati:

    • gravità dell’evento;
    • durata e ripetizione dell’esposizione;
    • precedenti esperienze traumatiche;
    • traumi verificatisi durante l’infanzia;
    • precedenti difficoltà psicologiche;
    • lesioni fisiche associate all’evento;
    • assenza di adeguato sostegno sociale;
    • persistenza di condizioni ambientali minacciose;
    • isolamento;
    • significati personali particolarmente negativi attribuiti all’esperienza.

    Il rischio non dipende quindi da una singola caratteristica, ma dalla combinazione tra evento, persona e contesto.

    Fattori protettivi e resilienza

    Accanto ai fattori di vulnerabilità esistono risorse che possono favorire il recupero.

    Tra queste assumono particolare importanza:

    • relazioni affettive significative;
    • supporto familiare e sociale;
    • possibilità di vivere in un ambiente sicuro;
    • accesso a cure psicologiche adeguate;
    • capacità di riconoscere e regolare le emozioni;
    • possibilità di mantenere o recuperare le attività quotidiane;
    • presenza di risorse personali e relazionali.

    La resilienza non dovrebbe essere interpretata come una caratteristica fissa dell’individuo. Può essere considerata anche come il risultato dell’interazione tra risorse personali, relazioni e condizioni ambientali.

    Diagnosi del PTSD

    La diagnosi di PTSD richiede una valutazione clinica approfondita e non può essere formulata sulla base di un singolo sintomo o di un questionario online.

    Il professionista valuta la storia dell’evento, la modalità di esposizione, la sintomatologia attuale, la durata dei disturbi, l’impatto sul funzionamento e la presenza di eventuali condizioni associate.

    È inoltre necessario considerare la diagnosi differenziale con altre condizioni che possono presentare manifestazioni sovrapponibili.

    Gli strumenti psicometrici possono contribuire alla valutazione, ma non sostituiscono il colloquio clinico e la formulazione diagnostica.

    Il trattamento del PTSD

    Il PTSD può essere trattato attraverso interventi psicoterapeutici specifici. Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità includono indicazioni per la gestione delle condizioni correlate allo stress, compreso il PTSD.

    Tra gli approcci maggiormente studiati rientrano:

    • psicoterapie cognitivo-comportamentali focalizzate sul trauma;
    • Prolonged Exposure;
    • Cognitive Processing Therapy;
    • EMDR;
    • altri interventi psicoterapeutici trauma-focused.

    La scelta dell’intervento deve essere individualizzata considerando sintomatologia, storia personale, comorbilità, risorse e preferenze della persona.

    EMDR e PTSD

    L’EMDR – Eye Movement Desensitization and Reprocessing è un approccio psicoterapeutico ampiamente utilizzato nel trattamento delle conseguenze del trauma.

    Il trattamento utilizza una procedura strutturata che consente di lavorare sugli elementi dell’esperienza traumatica, compresi ricordi, emozioni, cognizioni e sensazioni corporee, attraverso specifiche fasi terapeutiche e stimolazione bilaterale.

    L’obiettivo non è cancellare il ricordo, ma favorirne una rielaborazione tale da ridurne il carattere disturbante e la capacità di attivare una risposta di allarme nel presente.

    Psicoterapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma

    La CBT focalizzata sul trauma interviene sui pensieri, sulle emozioni e sui comportamenti che possono contribuire al mantenimento della sintomatologia.

    Il trattamento può lavorare, tra gli altri aspetti, su:

    • interpretazioni eccessivamente minacciose;
    • senso di colpa eccessivo;
    • evitamento;
    • comportamenti di sicurezza;
    • convinzioni negative relative a sé e agli altri;
    • memorie traumatiche.

    In specifici protocolli possono essere utilizzate tecniche di esposizione e procedure cognitive finalizzate a modificare le interpretazioni disfunzionali associate all’evento.

    Approccio sistemico-relazionale

    La psicoterapia sistemico-relazionale considera il PTSD anche alla luce delle modificazioni prodotte dal trauma nelle relazioni significative.

    Il terapeuta può esplorare come l’esperienza abbia modificato:

    • ruoli familiari;
    • confini;
    • modalità comunicative;
    • strategie di protezione;
    • relazioni genitore-figlio;
    • rapporto di coppia;
    • percezione reciproca dei membri della famiglia.

    Il lavoro può essere individuale oppure, quando clinicamente indicato, coinvolgere partner e familiari.

    Il sistema relazionale viene considerato non soltanto come possibile contesto di vulnerabilità, ma anche come importante fonte di sostegno e di cambiamento.

    Mindfulness e tecniche di rilassamento

    Le tecniche di mindfulness, respirazione e rilassamento possono essere utilizzate come strumenti complementari all’interno di un percorso più ampio.

    Possono favorire una maggiore consapevolezza delle sensazioni corporee, una migliore capacità di riconoscere gli stati emotivi e una progressiva regolazione dell’attivazione fisiologica.

    Il loro impiego deve tuttavia essere personalizzato. In presenza di importanti fenomeni dissociativi o di una marcata destabilizzazione, alcune pratiche possono richiedere particolare cautela e devono essere inserite nel trattamento secondo tempi adeguati.

    Farmacoterapia

    In alcune situazioni il trattamento farmacologico può essere preso in considerazione, soprattutto quando i sintomi sono particolarmente intensi o sono presenti condizioni psicopatologiche concomitanti.

    La prescrizione e la gestione della farmacoterapia competono al medico, generalmente allo psichiatra nel contesto di una valutazione specialistica.

    Quando indicato, il trattamento farmacologico può essere integrato con la psicoterapia all’interno di un progetto terapeutico individualizzato.

    PTSD cronico e trauma complesso

    Il PTSD può assumere caratteristiche differenti quando la persona è stata esposta a traumi ripetuti, prolungati o interpersonali.

    Questo può verificarsi, per esempio, in contesti di violenza domestica protratta, maltrattamento infantile, abuso ripetuto, prigionia o altre situazioni dalle quali la persona non ha avuto la possibilità di allontanarsi facilmente.

    In questi casi, oltre alla sintomatologia post-traumatica, possono emergere difficoltà più pervasive nella regolazione delle emozioni, nell’immagine di sé e nella costruzione delle relazioni.

    Il concetto di trauma complesso deve tuttavia essere utilizzato con precisione e non deve essere automaticamente sovrapposto alla diagnosi di PTSD.

    La distinzione diagnostica tra PTSD e CPTSD è formalizzata nell’ICD-11, mentre l’ICD-10 utilizzava un’inquadratura differente.

    Il decorso del PTSD

    Il decorso è variabile.

    Alcune persone presentano un miglioramento progressivo dopo la fase iniziale. In altri casi i sintomi persistono per periodi più lunghi e possono assumere un andamento oscillante.

    Determinati stimoli possono riattivare temporaneamente la sintomatologia anche dopo un periodo di relativo benessere. Tra questi possono rientrare anniversari, luoghi, persone, odori, suoni o nuove esperienze che richiamano aspetti del trauma originario.

    Per questo motivo il recupero non dovrebbe essere considerato necessariamente lineare.

    Quando rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta?

    È opportuno richiedere una valutazione professionale quando, dopo un’esperienza traumatica, la persona continua a presentare una sofferenza significativa oppure non riesce a recuperare il precedente livello di funzionamento.

    Particolare attenzione meritano:

    • ricordi intrusivi persistenti;
    • incubi ricorrenti;
    • flashback;
    • evitamento marcato;
    • iperattivazione;
    • insonnia;
    • isolamento;
    • forte irritabilità;
    • difficoltà lavorative o scolastiche;
    • problemi nelle relazioni;
    • aumento del consumo di alcol o sostanze;
    • sensazione persistente di pericolo.

    La valutazione professionale consente di distinguere una normale risposta post-traumatica da una condizione che richiede un intervento specifico.

    In presenza di pensieri suicidari, comportamenti autolesivi o situazioni di pericolo immediato è necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari e di emergenza.

    Conclusioni

    Il Disturbo da Stress Post-Traumatico è una condizione complessa nella quale un’esperienza traumatica continua a influenzare il funzionamento psicologico, corporeo e relazionale della persona anche dopo la conclusione dell’evento.

    Nel DSM-5 e nel DSM-5-TR il disturbo appartiene ai disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti. Nella classificazione ICD-10 dell’OMS è identificato dal codice F43.1 ed è collocato tra le reazioni a grave stress e i disturbi dell’adattamento.

    La sintomatologia comprende principalmente il rivissuto dell’esperienza, l’evitamento, alterazioni persistenti della cognizione e dell’umore e una maggiore attivazione e reattività psicofisiologica.

    Il disturbo può avere ripercussioni significative sulle relazioni familiari, sulla coppia, sul lavoro e sulla qualità della vita. Per questo motivo la valutazione non dovrebbe limitarsi alla semplice identificazione dei sintomi, ma comprendere la storia della persona, il contesto relazionale, le eventuali comorbilità e le risorse disponibili.

    Le principali psicoterapie trauma-focused, tra cui gli interventi cognitivo-comportamentali focalizzati sul trauma e l’EMDR, rappresentano approcci importanti nel trattamento del PTSD. L’approccio sistemico-relazionale può integrare questa prospettiva attraverso l’attenzione alle conseguenze del trauma sulle relazioni e alle risorse offerte dal sistema familiare.

    Il trauma può lasciare una traccia profonda, ma la sua presenza nella storia personale non implica necessariamente che debba continuare a determinare il presente. Un percorso psicoterapeutico adeguato può aiutare la persona a recuperare sicurezza, autonomia e capacità di progettare nuovamente il proprio futuro.

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    DISCLAIMER: Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo la valutazione, la diagnosi o il trattamento da parte di uno psicologo, di uno psicoterapeuta, di un medico o di un altro professionista sanitario qualificato. Se il disagio emotivo sperimentato è intenso, persistente o compromette il benessere personale, relazionale, sociale o lavorativo, è consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale per una valutazione personalizzata e l’eventuale avvio di un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico.


    Che cos’è il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD)?

    Il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) è una condizione psicologica che può svilupparsi dopo l’esposizione a un evento traumatico o fortemente minaccioso. Può manifestarsi attraverso ricordi intrusivi, flashback, evitamento, alterazioni persistenti dell’umore e dei pensieri e una marcata attivazione psicofisiologica.

    Quali sono i principali sintomi del PTSD?

    I sintomi del PTSD comprendono generalmente la rivissuta dell’esperienza traumatica, l’evitamento di situazioni o ricordi associati al trauma, cambiamenti negativi nelle emozioni e nella cognizione e un aumento dell’attivazione e della reattività. La manifestazione può essere diversa da persona a persona.

    Quanto devono durare i sintomi per parlare di PTSD?

    Secondo i criteri del DSM-5 e del DSM-5-TR, i sintomi devono persistere per più di un mese e provocare un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento personale, sociale o lavorativo.

    Qual è la differenza tra trauma psicologico e PTSD?

    Un’esperienza traumatica non determina necessariamente lo sviluppo di un disturbo post-traumatico. Il PTSD rappresenta una specifica risposta psicopatologica caratterizzata da un insieme persistente di sintomi che interferiscono con la vita quotidiana.

    Che cosa sono i flashback nel PTSD?

    I flashback sono esperienze nelle quali alcuni aspetti dell’evento traumatico vengono percepiti con una particolare intensità e possono sembrare, almeno in parte, nuovamente presenti. Possono coinvolgere immagini, sensazioni corporee, emozioni, suoni o altri elementi associati al trauma.

    Che cos’è l’evitamento nel PTSD?

    L’evitamento consiste nella tendenza a evitare intenzionalmente pensieri, ricordi, emozioni, persone, luoghi, attività o situazioni collegati all’esperienza traumatica. Nel breve periodo può ridurre l’ansia, ma nel lungo termine può contribuire al mantenimento del disturbo.

    Come viene classificato il PTSD nel DSM-5?

    Nel DSM-5 e nel DSM-5-TR il PTSD appartiene alla categoria dei disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti. La classificazione considera l’esposizione al trauma e differenti dimensioni sintomatologiche, tra cui intrusività, evitamento, alterazioni cognitive ed emotive e iperarousal.

    Qual è la differenza tra DSM-5 e ICD-10 nella classificazione del PTSD?

    DSM-5 e ICD-10 descrivono entrambi il PTSD, ma utilizzano sistemi classificativi differenti e organizzano i criteri diagnostici in modo non completamente sovrapponibile. L’ICD-10 identifica il disturbo con il codice F43.1, mentre il DSM-5 lo colloca tra i disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti.

    Che cosa si intende per trauma complesso?

    Con l’espressione trauma complesso si fa generalmente riferimento a esperienze traumatiche ripetute, prolungate o particolarmente pervasive, spesso di natura interpersonale e talvolta presenti durante l’infanzia. Le conseguenze possono riguardare non soltanto la risposta al singolo evento, ma anche la regolazione emotiva, l’immagine di sé e le relazioni.

    Che cos’è il PTSD complesso o CPTSD?

    Il PTSD complesso, indicato come Complex PTSD o CPTSD, è una diagnosi riconosciuta dall’ICD-11. Comprende i sintomi caratteristici del PTSD associati a persistenti difficoltà nella regolazione emotiva, nell’immagine di sé e nelle relazioni interpersonali.

    Qual è la differenza tra PTSD e CPTSD?

    Il PTSD è caratterizzato principalmente dalla risposta post-traumatica associata a sintomi di intrusività, evitamento, alterazioni cognitive ed emotive e iperarousal. Nel CPTSD, oltre alla sintomatologia del PTSD, possono essere presenti difficoltà persistenti nella regolazione delle emozioni, un’immagine di sé fortemente negativa e problemi relazionali.

    Il trauma infantile può causare PTSD?

    Le esperienze traumatiche durante l’infanzia possono aumentare il rischio di sviluppare una risposta post-traumatica. L’impatto dipende da numerosi fattori, tra cui caratteristiche dell’esperienza, durata, età, risorse personali, ambiente familiare e possibilità di ricevere sostegno e protezione.

    L’EMDR è efficace nel trattamento del PTSD?

    L’EMDR è uno degli approcci psicoterapeutici utilizzati nel trattamento del PTSD ed è supportato da un’ampia letteratura scientifica. Il trattamento deve essere condotto da un professionista adeguatamente formato, dopo una valutazione clinica individuale.

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