Dislessia: sintomi, diagnosi, cause e trattamento
L’introduzione della scrittura ha rappresentato una delle trasformazioni più significative nella storia dell’umanità. Attraverso il linguaggio scritto è diventato possibile conservare informazioni, tramandare conoscenze, definire norme giuridiche e trasmettere cultura alle generazioni successive.
A differenza del linguaggio parlato, tuttavia, la scrittura non costituisce una competenza che l’essere umano acquisisce spontaneamente. L’apprendimento del linguaggio orale segue infatti uno sviluppo neurobiologico relativamente naturale e geneticamente predisposto: il bambino attraversa tappe evolutive abbastanza prevedibili e, in condizioni tipiche, impara a parlare senza un insegnamento formale.
La lettura e la scrittura seguono invece percorsi differenti. La comparsa dei sistemi di scrittura nella storia dell’umanità è relativamente recente dal punto di vista evolutivo e non esiste una predisposizione biologica specifica all’apprendimento automatico di tali abilità. Per questa ragione leggere e scrivere richiedono processi cognitivi complessi, apprendimento intenzionale ed esercizio.
Quando tali meccanismi risultano alterati possono emergere difficoltà specifiche dell’apprendimento, tra cui la dislessia.
Che cos’è la dislessia?
La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che riguarda principalmente la capacità di leggere in modo corretto, rapido e fluido.
Si tratta di una condizione del neurosviluppo caratterizzata da difficoltà persistenti nella decodifica del testo scritto che non possono essere spiegate da:
- deficit intellettivi;
- problematiche sensoriali;
- carenze educative;
- disturbi neurologici maggiori;
- insufficiente esposizione all’apprendimento.
Il disturbo interessa selettivamente la lettura e può manifestarsi con livelli differenti di gravità.
Le attuali ipotesi neuropsicologiche suggeriscono che alla base della dislessia possano essere presenti difficoltà nei processi fonologici, cioè nelle capacità di riconoscere, manipolare e utilizzare i suoni del linguaggio.
Breve inquadramento storico
Le prime osservazioni di difficoltà specifiche nella lettura risalgono alla fine del XIX secolo.
Nel 1881 il medico tedesco Oswald Berkhan descrisse casi riconducibili a disturbi dell’apprendimento. Successivamente Rudolf Berlin introdusse il termine “dislessia” osservando un ragazzo con importanti difficoltà di lettura e scrittura nonostante uno sviluppo cognitivo nella norma.
Nel contesto italiano l’interesse clinico e scientifico per la dislessia si è sviluppato più lentamente, aumentando progressivamente negli ultimi decenni grazie al lavoro di professionisti, ricercatori e associazioni dedicate.
Sintomi e caratteristiche della dislessia
I bambini con dislessia possono presentare manifestazioni differenti. I segnali più frequenti includono:
- lettura lenta e poco automatizzata;
- frequenti errori durante la lettura;
- scambio tra lettere simili;
- inversione di lettere e numeri;
- difficoltà nella segmentazione delle parole nei singoli suoni;
- difficoltà a ricostruire una parola partendo dai suoni;
- problemi nella comprensione del testo;
- errori nello spelling;
- difficoltà nel verbalizzare pensieri complessi;
- difficoltà nella ripetizione di parole lunghe;
- ridotta fluidità di lettura.
Talvolta possono associarsi ulteriori difficoltà:
- problemi nell’orientamento destra-sinistra;
- difficoltà nella motricità fine;
- lentezza nell’allacciarsi le scarpe o vestirsi;
- difficoltà nel leggere l’orologio analogico;
- problemi nel conteggio delle sillabe.
Non tutti i bambini presentano l’intero quadro sintomatologico.
Dislessia e DSM-5
Secondo il DSM-5 la diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento richiede la presenza di difficoltà persistenti nelle abilità scolastiche per almeno sei mesi nonostante interventi mirati.
Tra le manifestazioni cliniche possono comparire:
- lettura lenta e imprecisa;
- difficoltà nella comprensione del testo;
- problemi nello spelling;
- difficoltà nell’espressione scritta;
- difficoltà nel calcolo o nel ragionamento matematico.
I sintomi devono compromettere significativamente il rendimento scolastico o il funzionamento quotidiano.
Comorbilità: quando la dislessia si associa ad altri disturbi
Una caratteristica importante della dislessia evolutiva è l’elevata presenza di comorbilità.
Spesso possono coesistere:
- disortografia;
- disgrafia;
- discalculia;
- difficoltà attentive;
- problematiche emotive secondarie;
- riduzione dell’autostima;
- ansia scolastica.
Da una prospettiva sistemico-relazionale è importante ricordare che la difficoltà non coinvolge esclusivamente il bambino ma può influenzare l’intero sistema familiare, modificando dinamiche comunicative, aspettative e vissuti emotivi.
L’esperienza ripetuta di insuccesso può infatti favorire frustrazione, senso di inadeguatezza e conflitti familiari se non adeguatamente compresa.
Diagnosi dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento
La diagnosi dei DSA richiede un processo multidisciplinare che coinvolge figure professionali specializzate.
La valutazione comprende generalmente:
- colloqui anamnestici;
- raccolta della storia scolastica;
- test cognitivi;
- prove standardizzate di lettura e scrittura;
- valutazioni neuropsicologiche;
- osservazione clinica.
In Italia la diagnosi è regolamentata dalla normativa vigente e rappresenta un passaggio fondamentale per accedere alle misure previste dalla Legge 170/2010.
Trattamento della dislessia
Una volta identificata la presenza di dislessia è importante intervenire precocemente.
Gli interventi maggiormente supportati dalla letteratura comprendono:
- strumenti compensativi;
- misure dispensative;
- training metacognitivi;
- interventi neuropsicologici specifici;
- potenziamento delle abilità fonologiche;
- supporto psicologico.
È utile evitare strategie che aumentino la frustrazione del bambino, come l’insistenza eccessiva sulla lettura ad alta voce quando questa genera vissuti di fallimento.
Possono invece essere privilegiate modalità alternative:
- lettura silenziosa;
- mappe concettuali;
- supporti audiovisivi;
- utilizzo di parole chiave;
- sintesi vocale.
Da una prospettiva psicologica e sistemico-familiare il trattamento può essere ulteriormente integrato attraverso interventi di sostegno rivolti alla famiglia, aiutando genitori e insegnanti a comprendere il significato delle difficoltà e a costruire modalità relazionali più efficaci.
Conclusioni
La dislessia non rappresenta una limitazione dell’intelligenza né una mancanza di impegno. Si tratta di una diversa modalità di elaborazione delle informazioni scritte che richiede comprensione, diagnosi precoce e interventi adeguati.
Riconoscere precocemente i segnali permette di ridurre il rischio di conseguenze secondarie sul piano emotivo, scolastico e relazionale, valorizzando invece le risorse individuali e promuovendo un percorso di crescita più sereno.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione clinica effettuata da professionisti qualificati.
FAQ sulla dislessia
La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che interessa la capacità di leggere in modo accurato e fluente. Le persone con dislessia possono presentare difficoltà nella decodifica delle parole, nella velocità di lettura e nella comprensione del testo, pur avendo capacità intellettive nella norma.
I sintomi possono includere lettura lenta, errori frequenti durante la lettura, inversione di lettere o numeri, difficoltà nello spelling, problemi nella comprensione dei testi e difficoltà nel distinguere i suoni che compongono le parole.
Generalmente la diagnosi di dislessia viene effettuata dopo l’avvio dell’apprendimento della lettura e della scrittura. In molti casi una valutazione più attendibile può essere eseguita verso la fine della seconda classe della scuola primaria, anche se alcuni segnali possono emergere prima.
No. La dislessia non è associata a deficit cognitivi o a una minore intelligenza. Molte persone con dislessia possiedono capacità cognitive adeguate o anche superiori alla media.
Sì. La dislessia può essere associata ad altri Disturbi Specifici dell’Apprendimento come disortografia, disgrafia e discalculia. Possono inoltre comparire difficoltà emotive, ansia scolastica o riduzione dell’autostima.
La diagnosi viene effettuata attraverso una valutazione specialistica multidisciplinare che può includere colloqui clinici, test cognitivi, prove standardizzate di lettura e scrittura e valutazioni neuropsicologiche.
Gli interventi più utilizzati comprendono strumenti compensativi, misure dispensative, training delle abilità cognitive e metacognitive, potenziamento delle competenze fonologiche e supporto psicologico quando necessario.
Sì. La dislessia è una condizione del neurosviluppo che può persistere nell’età adulta. Tuttavia molte persone imparano strategie efficaci di adattamento che permettono una buona gestione delle difficoltà.
La dislessia non è una malattia da guarire, ma una caratteristica del neurosviluppo. Interventi precoci e strategie adeguate possono ridurre significativamente le difficoltà e migliorare il funzionamento scolastico, lavorativo e personale.
Fonti e riferimenti scientifici
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Decreto Ministeriale 12 luglio 2011 e Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
