Il picacismo, indicato nella letteratura scientifica anche come pica, identifica una modalità alimentare caratterizzata dal consumo ripetuto di materiali che non appartengono alla normale alimentazione. La persona può arrivare a ingerire sostanze prive di un reale valore nutritivo e che, in condizioni ordinarie, non vengono considerate commestibili.
La varietà dei materiali coinvolti è ampia. In relazione alla persona e al contesto possono essere ingeriti terra, argilla, ghiaccio, carta, capelli, tessuti, gesso, cenere, amido o altre sostanze non destinate all’alimentazione.
Non è tuttavia corretto considerare automaticamente patologico qualsiasi episodio nel quale venga portata alla bocca una sostanza non alimentare. Nei primi anni di vita, per esempio, l’esplorazione attraverso la bocca fa parte del normale sviluppo. Per stabilire la presenza di un disturbo è necessario valutare il comportamento nel suo insieme, considerando età, sviluppo, durata, frequenza e contesto culturale.
Il picacismo può manifestarsi nell’infanzia, ma anche durante l’adolescenza e nell’età adulta. Può inoltre essere osservato in associazione a gravidanza, carenze nutrizionali, condizioni mediche, disturbi del neurosviluppo e altre problematiche psicologiche o psichiatriche.
La comprensione del fenomeno richiede quindi uno sguardo ampio. Oltre agli aspetti legati all’alimentazione, è necessario prendere in considerazione le possibili componenti biologiche, psicologiche, comportamentali, familiari, relazionali, ambientali e culturali.
Che cosa significa picacismo?
La denominazione pica deriva dal latino e fa riferimento alla gazza, tradizionalmente associata alla raccolta e all’ingestione di oggetti differenti. Il termine è stato quindi utilizzato per descrivere un comportamento alimentare nel quale vengono assunte sostanze estranee alla normale dieta.
Dal punto di vista clinico, il fenomeno riguarda soprattutto la persistente ingestione di sostanze non alimentari. La caratteristica distintiva non è dunque rappresentata dalla quantità di cibo consumata, ma dalla natura del materiale che viene ingerito.
La diagnosi richiede tuttavia una valutazione del contesto. Un comportamento osservato in un bambino molto piccolo può avere un significato completamente diverso rispetto allo stesso comportamento osservato in un adolescente o in un adulto.
Nel DSM-5-TR, affinché possa essere considerato un disturbo, il comportamento deve inoltre risultare non appropriato rispetto al livello di sviluppo, protrarsi nel tempo e non essere spiegabile come espressione di una pratica culturale o sociale condivisa.
Quali materiali possono essere coinvolti?
Le sostanze ingerite possono differire notevolmente da una persona all’altra. Tra gli esempi riportati nella letteratura rientrano:
- terra e argilla;
- gesso;
- carta;
- ghiaccio;
- sostanze amidacee;
- capelli;
- tessuti;
- cenere;
- carbone;
- sapone;
- piccoli materiali o oggetti non commestibili;
- sostanze che possono contenere componenti tossici.
Esistono inoltre alcune denominazioni utilizzate per descrivere specifiche forme di pica. La geofagia riguarda l’assunzione di terra o argilla; la pagofagia indica principalmente il consumo ripetuto di ghiaccio; l’amilofagia è invece riferita all’ingestione di sostanze amidacee crude.
Come è cambiata nel tempo la concezione del picacismo?
L’ingestione di sostanze non commestibili non è un fenomeno comparso nella società moderna. Resoconti provenienti da epoche diverse testimoniano che comportamenti di questo tipo erano già conosciuti prima della nascita della psichiatria contemporanea.
Tra il XVI e il XVIII secolo furono riportate numerose osservazioni mediche relative all’assunzione di terra, argilla, gesso e altri materiali. In particolare, alcune descrizioni riguardavano donne giovani e donne durante la gravidanza.
Le interpretazioni di queste condotte erano naturalmente influenzate dalle conoscenze mediche e dalle credenze culturali del periodo.
La prospettiva storica permette di comprendere un aspetto ancora oggi fondamentale: non è possibile stabilire il carattere patologico di un comportamento ignorando il contesto culturale.
Dalla manifestazione osservata alla categoria diagnostica
Per lungo tempo il picacismo non è stato considerato una patologia indipendente. Poteva essere interpretato come un sintomo secondario, come espressione di un problema fisico oppure come una condotta collegata a particolari condizioni sociali o culturali.
Con lo sviluppo della medicina moderna e delle classificazioni psichiatriche, l’interesse si è progressivamente concentrato sulla possibilità di distinguere e classificare le diverse alterazioni del comportamento alimentare.
Nel corso del XIX e del XX secolo aumentarono anche le osservazioni riguardanti i possibili rapporti tra pica, gravidanza, carenze nutrizionali, disturbi dello sviluppo e condizioni psicopatologiche.
L’evoluzione delle classificazioni diagnostiche ha infine portato il picacismo nell’ambito dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Il picacismo secondo il DSM-5-TR
Il DSM-5-TR inserisce il picacismo tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
La valutazione diagnostica prende in considerazione alcuni elementi fondamentali:
- la presenza di un’ingestione persistente di sostanze non nutritive e non alimentari;
- la durata del comportamento, che deve essere di almeno un mese;
- l’inadeguatezza della condotta rispetto al livello di sviluppo della persona;
- l’assenza di una spiegazione riconducibile a una pratica culturalmente o socialmente accettata.
Quando la pica compare insieme a una condizione medica o a un altro disturbo mentale, è necessario stabilire se il comportamento presenti una rilevanza clinica autonoma e richieda quindi una specifica presa in carico.
I criteri diagnostici devono essere interpretati all’interno di una valutazione clinica complessiva e non utilizzati come un semplice elenco di caratteristiche da verificare in modo automatico.
Picacismo e disturbi della nutrizione e dell’alimentazione
Il picacismo appartiene alla stessa grande categoria diagnostica nella quale rientrano altri disturbi alimentari, ma la sua manifestazione è differente.
In condizioni come anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da binge-eating, possono assumere un ruolo centrale il peso corporeo, la forma fisica, l’immagine corporea, le abbuffate, la restrizione alimentare o le condotte compensatorie.
Nel picacismo, invece, il fenomeno caratteristico è rappresentato dall’ingestione di materiali che non sono alimenti. Una persona con pica può quindi non avere alcuna particolare preoccupazione riguardo al peso o alla propria immagine corporea.
La distinzione è importante perché consente di evitare una lettura eccessivamente generica delle condotte alimentari problematiche.
Picacismo e anoressia nervosa
La pica e l’anoressia nervosa possono, in alcuni casi, essere presenti contemporaneamente, ma non rappresentano la stessa condizione.
Nell’anoressia nervosa sono centrali la significativa restrizione dell’apporto energetico, il basso peso corporeo, la paura di aumentare di peso e le alterazioni nella percezione del peso o della forma del corpo.
Questi elementi non costituiscono il nucleo del picacismo.
Quando una persona presenta entrambe le condizioni, è quindi necessario comprendere separatamente le diverse condotte. Anche un comportamento come il consumo ripetuto di ghiaccio deve essere interpretato sulla base della sua funzione e non semplicemente considerato una manifestazione di un disturbo alimentare legato al peso.
Picacismo e bulimia nervosa
Anche rispetto alla bulimia nervosa esistono differenze sostanziali.
La bulimia è caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffata associati alla sensazione di perdita di controllo e da comportamenti compensatori inappropriati, tra cui vomito autoindotto, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
Questi elementi non sono necessari perché possa essere presente il picacismo.
Quando pica e bulimia coesistono, è quindi importante esaminare le diverse manifestazioni senza considerarle automaticamente espressione di un unico meccanismo psicopatologico.
Picacismo e binge-eating disorder
Nel disturbo da binge-eating il problema principale riguarda episodi nei quali viene consumata una quantità di cibo significativamente elevata, accompagnata da una percezione di perdita di controllo e da ulteriori caratteristiche psicologiche e comportamentali.
La pica presenta invece una caratteristica completamente diversa: il punto centrale è rappresentato dalla tipologia della sostanza ingerita, che non è un alimento.
La quantità di cibo consumata, pertanto, non costituisce l’elemento che definisce il picacismo.
La diagnosi differenziale con ARFID e disturbo da ruminazione
Per una corretta valutazione è necessario distinguere il picacismo anche da altre condizioni appartenenti all’area dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Nel disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) prevalgono l’evitamento o la limitazione dell’assunzione alimentare. Il disturbo può manifestarsi senza una preoccupazione centrata sul peso o sull’immagine corporea.
Il disturbo da ruminazione presenta invece come caratteristica principale la ripetuta risalita o rigurgitazione del cibo dopo che è stato ingerito.
La diagnosi differenziale permette quindi di comprendere quale comportamento sia effettivamente presente e quale funzione svolga nel quadro individuale.
Quali fattori possono favorire il picacismo?
Le cause del picacismo non possono essere ricondotte a un unico fattore.
Le conoscenze disponibili indicano piuttosto una possibile interazione tra componenti biologiche, nutrizionali, psicologiche, neuroevolutive e ambientali.
Uno degli aspetti maggiormente studiati è il rapporto tra pica e carenza di ferro. Sono state inoltre osservate associazioni con alcune condizioni del neurosviluppo e con diverse problematiche psichiatriche.
La presenza di una correlazione non consente però di stabilire automaticamente un rapporto causale. La carenza nutrizionale potrebbe precedere il comportamento, ma in alcune situazioni potrebbe anche essere conseguenza dell’alimentazione problematica o inserirsi in un quadro biologico più ampio.
Carenze nutrizionali e picacismo
Il collegamento con la carenza di ferro e l’anemia sideropenica rappresenta uno degli aspetti clinici che meritano particolare attenzione.
Per questo, quando una persona presenta un comportamento compatibile con la pica, può essere opportuno valutare anche lo stato nutrizionale attraverso un adeguato approfondimento medico.
L’eventuale individuazione di una carenza deve essere comunque interpretata all’interno del quadro complessivo e non considerata automaticamente come la spiegazione unica del comportamento.
Picacismo e disturbi del neurosviluppo
Il comportamento può essere osservato con maggiore frequenza in persone con disabilità intellettiva e disturbi del neurosviluppo, tra cui il disturbo dello spettro dell’autismo.
In questi casi l’ingestione di materiali non alimentari può rispondere a funzioni differenti. Può, per esempio, essere collegata alla ricerca di stimolazioni sensoriali, alla regolazione dello stato interno, a comportamenti appresi oppure alle caratteristiche dell’ambiente nel quale la persona vive.
Per questo motivo non è sufficiente chiedersi che cosa venga ingerito: è altrettanto importante comprendere quando, come e perché il comportamento compare.
La dimensione psicologica del picacismo
Interpretare la pica come una semplice stranezza comportamentale può impedire di comprendere i meccanismi che contribuiscono alla sua comparsa e al suo mantenimento.
Il comportamento può avere una funzione specifica per la persona. In alcuni casi può essere ricercata una particolare esperienza sensoriale; in altri la condotta può comparire più frequentemente durante momenti di stress, solitudine, noia o difficoltà nella gestione delle emozioni.
La valutazione psicologica dovrebbe quindi cercare di ricostruire la sequenza che accompagna il comportamento.
Tra gli aspetti da esplorare possono rientrare:
- le situazioni nelle quali la condotta tende a comparire;
- gli eventi che la precedono;
- lo stato emotivo della persona;
- le sensazioni associate all’ingestione;
- l’eventuale sollievo o gratificazione ottenuti;
- le conseguenze immediate e successive;
- le caratteristiche dell’ambiente;
- la disponibilità di modalità alternative di autoregolazione;
- la presenza di altre problematiche psicologiche o neuropsichiatriche.
Questo tipo di analisi permette di considerare il sintomo non come un fenomeno isolato, ma come un comportamento inserito all’interno di una più ampia esperienza personale.
Le possibili conseguenze del picacismo
I rischi associati alla pica dipendono soprattutto dal materiale ingerito, dalla quantità assunta e dalla frequenza del comportamento.
L’assunzione di sostanze contaminate, tossiche, appuntite o difficili da digerire può provocare conseguenze anche importanti.
Tra le complicanze possibili possono essere presenti:
- intossicazioni;
- avvelenamento dovuto a contaminanti;
- carenze nutrizionali;
- anemia;
- lesioni dell’apparato digerente;
- occlusione intestinale;
- perforazioni gastrointestinali;
- infezioni;
- problemi a carico dei denti;
- altre conseguenze determinate dal materiale ingerito.
La componente medica non deve quindi essere trascurata. In presenza di rischi fisici può essere necessaria la collaborazione tra differenti figure professionali.
Come viene effettuata la valutazione clinica?
La valutazione del picacismo dovrebbe prendere in esame la persona nella sua globalità, evitando di concentrarsi esclusivamente sull’atto dell’ingestione.
Valutazione delle abitudini alimentari
È importante ricostruire le modalità abituali di alimentazione, verificando la presenza di restrizioni, comportamenti disfunzionali o altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Valutazione medica e nutrizionale
Possono essere approfonditi lo stato nutrizionale, l’eventuale presenza di anemia o carenze di micronutrienti, eventuali disturbi gastrointestinali e il rischio di esposizione a sostanze pericolose.
Valutazione psicologica
Dal punto di vista psicologico possono essere esplorati aspetti quali ansia, depressione, impulsività, sintomi ossessivo-compulsivi, difficoltà di regolazione emotiva, stress ed eventuali esperienze traumatiche.
Valutazione neuropsicologica e dello sviluppo
Quando indicato, possono essere approfonditi il livello di sviluppo, il funzionamento cognitivo, le caratteristiche sensoriali e l’eventuale presenza di condizioni del neurosviluppo.
Valutazione familiare e ambientale
Particolare attenzione può essere dedicata al contesto quotidiano. L’organizzazione familiare, le modalità di supervisione, le relazioni, gli eventi stressanti e le risorse presenti nell’ambiente possono infatti contribuire a comprendere la funzione e il mantenimento del comportamento.
Come si tratta il picacismo?
Non esiste un trattamento universale valido per ogni persona con picacismo. L’intervento deve essere costruito a partire dalle caratteristiche individuali e dalle possibili cause o funzioni del comportamento.
Quando vengono individuate condizioni mediche o carenze nutrizionali, queste devono essere adeguatamente affrontate attraverso una valutazione sanitaria.
Sul piano psicologico e comportamentale, gli obiettivi possono comprendere:
- riduzione della frequenza del comportamento problematico;
- modificazione delle situazioni ambientali che ne facilitano la comparsa;
- sviluppo di risposte comportamentali alternative;
- potenziamento dell’autoregolazione;
- miglioramento della gestione delle emozioni;
- acquisizione di modalità più funzionali per affrontare lo stress;
- intervento sulle dinamiche familiari quando risultano clinicamente rilevanti.
In presenza di disturbi del neurosviluppo o disabilità intellettiva possono risultare particolarmente importanti interventi comportamentali strutturati e personalizzati.
Le conoscenze disponibili sui farmaci specificamente destinati al picacismo sono invece limitate e non permettono di considerarli un trattamento standard della condizione.
Psicoterapia e picacismo
Quando la pica si inserisce in un quadro caratterizzato da difficoltà emotive, relazionali o da altre problematiche psicologiche, la psicoterapia può rappresentare una componente significativa del percorso di trattamento.
Un passaggio fondamentale consiste nel comprendere quale funzione abbia il comportamento per quella specifica persona. L’obiettivo non è soltanto eliminare la condotta, ma comprendere i processi che la alimentano e individuare modalità alternative maggiormente adattive.
Nella prospettiva della psicoterapia sistemico-relazionale, l’attenzione può essere rivolta anche al sistema di relazioni nel quale il comportamento si manifesta. Le modalità comunicative familiari, l’organizzazione della quotidianità, i cambiamenti del sistema familiare, le situazioni di stress e le risorse relazionali possono rappresentare elementi importanti della valutazione.
Quando sono presenti contemporaneamente altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il trattamento deve essere inserito all’interno di una presa in carico specifica e coordinata.
Il picacismo non è semplicemente una cattiva abitudine
Definire il picacismo come una semplice abitudine insolita o come un comportamento capriccioso rischia di banalizzare una condizione che può avere importanti implicazioni mediche e psicologiche.
È però necessario evitare anche l’interpretazione opposta: non ogni ingestione di una sostanza non alimentare rappresenta necessariamente un disturbo psichiatrico.
Per stabilire la rilevanza clinica del comportamento devono essere valutati diversi elementi, tra cui l’età, il livello di sviluppo, la durata, la frequenza, il contesto culturale e l’eventuale presenza di conseguenze o compromissione significativa.
Il ruolo della cultura nella valutazione
Il contesto culturale rappresenta un elemento essenziale nella valutazione della pica.
In alcune culture o tradizioni, infatti, l’assunzione di determinate sostanze può avere un significato rituale, tradizionale o socialmente condiviso.
In tali circostanze il semplice comportamento osservato non è sufficiente per formulare una diagnosi. È necessario comprendere il significato che quella pratica assume all’interno della comunità e nella storia della persona.
Una valutazione culturalmente sensibile permette di distinguere più accuratamente tra una pratica condivisa e una condotta individuale caratterizzata da rilevanza clinica.
Il significato del picacismo nella psicologia contemporanea
Il picacismo rappresenta un esempio significativo della complessità dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Queste condizioni non riguardano necessariamente soltanto il rapporto con il cibo, il peso corporeo o l’immagine di sé. Nel caso della pica, il comportamento centrale riguarda infatti il consumo di materiali estranei alla normale alimentazione.
La prospettiva contemporanea tende a superare le interpretazioni basate su una singola causa. Il comportamento può essere compreso più adeguatamente considerando l’interazione tra biologia, nutrizione, sviluppo, caratteristiche psicologiche, apprendimento, ambiente e relazioni.
In quest’ottica, il sintomo alimentare può essere considerato come una manifestazione inserita in un sistema più ampio, nel quale differenti fattori possono influenzarsi reciprocamente.
Conclusioni
Il picacismo è caratterizzato dalla persistente ingestione di sostanze non alimentari e non nutritive. La sua manifestazione può assumere forme differenti e può essere osservata in diverse fasi della vita.
La pica appartiene ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, ma presenta caratteristiche specifiche che la distinguono da anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge-eating, ARFID e disturbo da ruminazione.
La sua origine non può essere generalmente ricondotta a una sola causa. Possono concorrere fattori nutrizionali, biologici, neuroevolutivi, psicologici, comportamentali, ambientali e relazionali.
Per questo motivo, una valutazione efficace dovrebbe essere individualizzata e multidimensionale, prendendo in considerazione sia gli aspetti medici e nutrizionali sia quelli psicologici e familiari.
Il picacismo mostra quindi come un comportamento apparentemente insolito possa rappresentare l’espressione di un fenomeno complesso, nel quale interagiscono corpo, emozioni, comportamento, ambiente e relazioni.
Bibliografia
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- American Psychiatric Association, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. DSM-5, Raffaello Cortina Editore, Milano.
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- Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in età evolutiva: indicazioni per la valutazione e il trattamento, SINPIA.
Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo la valutazione, la diagnosi o il trattamento da parte di uno psicologo, di uno psicoterapeuta, di un medico o di un altro professionista sanitario qualificato. Se il disagio emotivo sperimentato è intenso, persistente o compromette il benessere personale, relazionale, sociale o lavorativo, è consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale per una valutazione personalizzata e l’eventuale avvio di un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico.
