La psicoanalista di origine ungherese Margaret Mahler è ricordata soprattutto per il contributo innovativo allo studio dello sviluppo infantile, in particolare per l’elaborazione della teoria dei processi di separazione e individuazione del bambino. Le sue ricerche hanno portato alla formulazione di un modello evolutivo che ha esercitato un’influenza profonda sia sulla psicoanalisi sia sulla teoria delle relazioni oggettuali.
Nata in una cittadina nei pressi di Vienna, all’interno di una famiglia ebrea, Mahler si formò in medicina tra Budapest, Vienna e Monaco di Baviera. Negli anni Trenta si trasferì negli Stati Uniti insieme al marito Paul Mahler per sottrarsi alle persecuzioni naziste. Negli USA completò la sua formazione presso l’Istituto Psicoanalitico di New York, dove avviò anche l’attività clinica privata e proseguì i suoi studi sullo sviluppo psicologico infantile.
Nel corso della sua carriera, Mahler si dedicò in modo particolare all’osservazione dei disturbi gravi dell’infanzia, ponendo l’accento sul ruolo decisivo dell’ambiente e, in special modo, della relazione primaria madre-bambino. Le sue ricerche approfondirono l’impatto delle separazioni precoci e contribuirono in maniera significativa alla comprensione delle problematiche legate all’attaccamento e alla costruzione dell’identità nei primi anni di vita.
La teoria dello sviluppo infantile secondo Margaret Mahler
Secondo Mahler, la maturazione psichica del bambino si articola attraverso una serie di fasi evolutive ben definite.
Fase autistica normale (1–2 mesi)
Nei primi mesi di vita il neonato attraversa quella che Mahler definì “fase autistica normale”, un periodo caratterizzato da un ridotto investimento sugli stimoli esterni. Il bambino trascorre gran parte del tempo dormendo e non possiede ancora una consapevolezza del caregiver. Il ciclo sonno-veglia è regolato prevalentemente dalla fame e dal soddisfacimento dei bisogni primari. In questa fase, il bambino viene descritto come una realtà prevalentemente fisiologica, non ancora pienamente “nata” sul piano psicologico.
Fase simbiotica (2–4 mesi)
Successivamente emerge una prima, vaga percezione della figura che si prende cura di lui, vissuta come l’oggetto che risponde ai suoi bisogni. Questa fase viene definita simbiotica perché il bambino si comporta come se lui e la madre costituissero un’unica entità onnipotente. Tutti i bisogni sembrano essere soddisfatti automaticamente, favorendo l’illusione che sia il bambino stesso a creare il mondo circostante. Questa modalità relazionale primitiva rappresenta la base su cui si costruiranno, in seguito, il contatto con la realtà e il senso di identità.
Fase di separazione–individuazione (4–36 mesi)
Con il procedere dello sviluppo, la relazione simbiotica evolve gradualmente verso una relazione oggettuale più matura. Il processo di separazione-individuazione si articola in quattro sottofasi principali.
Differenziazione (4/5–8 mesi)
Il bambino inizia a percepire il proprio corpo come distinto e a esplorare visivamente l’ambiente. Intorno ai 7–8 mesi compare la capacità di riconoscere la madre come figura specifica, accompagnata dalla cosiddetta paura dell’estraneo, segnale di una crescente distinzione tra sé e l’altro.
Sperimentazione (8–14 mesi)
Lo sviluppo motorio consente al bambino di gattonare e muoversi attivamente nello spazio. L’esplorazione avviene mantenendo un costante riferimento alla madre, che funge da punto di sicurezza. In questa fase diventa particolarmente rilevante l’uso dell’oggetto transizionale, un oggetto concreto (come un pupazzo o un tessuto) che simbolizza la presenza materna e aiuta il bambino a tollerare la distanza.
Riavvicinamento (14–24 mesi)
Questa fase è caratterizzata da una forte ambivalenza: il desiderio di autonomia si alterna alla paura della separazione. Il bambino oscilla tra l’esplorazione indipendente e il bisogno di tornare alla madre per ricevere rassicurazione affettiva. La madre assume il ruolo di “base sicura”, indispensabile per un’esplorazione serena del mondo. Mahler sottolineò come la sensibilità emotiva, la disponibilità affettiva e il contenimento materno siano cruciali in questo passaggio evolutivo.
Costanza dell’oggetto libidico (dal terzo anno)
Con il raggiungimento di questa fase, il bambino sviluppa una rappresentazione interna stabile e integrata della madre e di sé. La figura materna viene interiorizzata come oggetto che include aspetti positivi e negativi. Il bambino acquisisce così la costanza d’oggetto: è in grado di comprendere che la madre continua a esistere anche in sua assenza e di percepirsi come individuo separato, con una propria identità definita.
Influenza del pensiero di Mahler sulle teorie successive
Il contributo teorico di Mahler ha avuto un impatto duraturo sulla comprensione dello sviluppo psichico, della relazione primaria e dei processi di costruzione dell’identità. Il suo lavoro ha posto solide basi per numerosi orientamenti successivi in ambito psicodinamico e relazionale, influenzando sia la ricerca sia la pratica clinica.
In particolare, il suo pensiero ha inciso su:
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Teorie dell’attaccamento
Le elaborazioni di John Bowlby e Mary Ainsworth risentono dell’attenzione di Mahler per il legame madre-bambino. I concetti di sicurezza, separazione e disponibilità emotiva trovano punti di contatto con le fasi simbiotiche e di separazione-individuazione. -
Psicologia del Sé
Heinz Kohut riprese l’importanza delle prime relazioni nello sviluppo del Sé. Il concetto di rispecchiamento materno può essere letto come una prosecuzione delle intuizioni di Mahler sulla funzione evolutiva dell’interazione precoce. -
Approcci intersoggettivi
Autori come Daniel Stern e Jessica Benjamin ampliarono il modello mahleriano, focalizzandosi sulla dimensione relazionale reciproca. Stern, in particolare, mise in discussione l’idea di una fusione simbiotica totale, sostenendo che il neonato possieda fin dall’inizio una forma embrionale di distinzione tra sé e l’altro. -
Modelli di psicoterapia psicodinamica
Il concetto di separazione-individuazione ha influenzato profondamente il lavoro clinico con i disturbi della personalità e con le problematiche legate all’attaccamento, rafforzando il ruolo centrale delle relazioni oggettuali interne. -
Psicoterapia infantile e familiare
Le teorie di Mahler sono state applicate alla comprensione delle difficoltà evolutive nei bambini, in particolare nei casi in cui il processo di separazione-individuazione risulta ostacolato, come nell’ansia di separazione o nelle difficoltà di autonomia emotiva.
Margaret Mahler e la teoria della separazione-individuazione
Chi era Margaret Mahler?
Margaret Mahler è stata una psicoanalista e ricercatrice che ha studiato in modo sistematico lo sviluppo infantile, con particolare attenzione alla relazione primaria madre-bambino e alla costruzione dell’identità nei primi anni di vita.
Che cos’è la teoria della separazione-individuazione di Mahler?
È un modello evolutivo che descrive come il bambino passi progressivamente da una dipendenza relazionale molto precoce a un senso più stabile di sé come individuo separato, attraverso tappe che includono esplorazione, oscillazioni tra autonomia e bisogno di vicinanza e la formazione di una rappresentazione interna della figura di accudimento.
Quali sono le fasi principali dello sviluppo secondo Mahler?
Nel modello classico si distinguono: una fase autistica normale, una fase simbiotica e la fase di separazione-individuazione, che a sua volta comprende sottofasi (differenziazione, sperimentazione, riavvicinamento e costanza dell’oggetto).
Che cosa significa “fase simbiotica”?
Indica un periodo in cui il bambino vive la relazione con la madre/caregiver come se fosse un’unica unità, sperimentando un senso di continuità e protezione. Questa esperienza costituisce una base importante per il successivo contatto con la realtà e per lo sviluppo dell’identità.
Che cos’è la fase di “differenziazione”?
È una sottofase in cui il bambino inizia a percepire la distinzione tra sé e l’altro, riconoscendo sempre più la figura materna come specifica e sviluppando interesse per l’ambiente, con possibili reazioni come la paura dell’estraneo.
Che cosa accade nella sottofase di “sperimentazione”?
Con l’aumento delle competenze motorie, il bambino esplora attivamente l’ambiente mantenendo però un riferimento costante alla madre/caregiver. In questa fase può diventare rilevante l’uso di un oggetto transizionale come supporto per tollerare la distanza.
Che cos’è l’oggetto transizionale e a cosa serve?
È un oggetto concreto (ad esempio un pupazzo o una copertina) che aiuta il bambino a regolare le emozioni e a gestire l’assenza temporanea del caregiver, offrendo continuità affettiva durante le fasi di esplorazione e separazione.
Che cosa caratterizza la sottofase di “riavvicinamento”?
È un periodo di oscillazione tra desiderio di autonomia e bisogno di sicurezza. Il bambino alterna momenti di indipendenza a richieste di contatto e rassicurazione: la disponibilità emotiva del caregiver è cruciale per sostenere l’equilibrio e l’organizzazione del Sé.
Che cosa significa “costanza dell’oggetto” nel modello di Mahler?
È la capacità di mantenere una rappresentazione interna stabile del caregiver anche quando non è presente. Il bambino comprende che la figura di accudimento continua a esistere e che la relazione non viene annullata dall’assenza, favorendo un senso più solido di identità.
In che modo le idee di Mahler hanno influenzato altre teorie psicologiche?
Il suo lavoro ha dialogato con la teoria dell’attaccamento e con sviluppi psicodinamici e intersoggettivi, contribuendo a concettualizzare il rapporto tra legame precoce, regolazione affettiva e costruzione dell’identità nel corso dello sviluppo.
