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Il Disturbo di Personalità Antisociale

    Disturbo di Personalità Antisociale

    Il Disturbo di Personalità Antisociale: definizione, criteri diagnostici e caratteristiche cliniche

    Disturbi di personalità e moderna nosografia

    Definire in modo univoco cosa si intenda per “personalità” e, di conseguenza, per “disturbo di personalità” non è semplice. La difficoltà deriva anche dalla complessità insita nella definizione stessa di salute mentale, concetto che solo in epoca recente è stato meglio delineato come la capacità dell’essere umano di stabilizzare precoci schemi di esperienza, integrarli e trasformarli in modalità di interazione sociale funzionali, mantenendo un equilibrio tra i propri bisogni interni e le richieste del contesto.

    Secondo Livesley (2001), i disturbi di personalità emergono dal fallimento in tre compiti fondamentali che sostengono l’adattamento psicosociale:

    • costruire rappresentazioni integrate di sé e degli altri;
    • sviluppare un funzionamento interpersonale adeguato, capace di favorire relazioni affettive e di attaccamento;
    • realizzare un funzionamento sociale stabile e adattivo.

    Il Disturbo Antisociale di Personalità nel DSM-5

    Il DSM-5 colloca il Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) all’interno del Cluster B, insieme ai disturbi Borderline, Istrionico e Narcisistico. Le personalità appartenenti a questo gruppo presentano tratti comuni: comportamenti teatrali, impulsività, forte emotività e modalità relazionali imprevedibili.

    È importante sottolineare che la diagnosi di ASPD non può essere ridotta a una semplice sequenza di comportamenti criminali o antisociali. Per essere considerato un disturbo di personalità, il quadro clinico deve mostrare un pattern stabile, pervasivo e di lunga durata, caratterizzato da inosservanza e violazione dei diritti altrui già dall’adolescenza.

    Criteri diagnostici DSM-5 per il Disturbo Antisociale

    Per la diagnosi di ASPD devono essere presenti almeno tre dei seguenti comportamenti, con esordio prima dei 15 anni e stabilizzati in età adulta:

    1. Incapacità di rispettare le norme legali, con condotte ripetute che possono portare ad arresti.
    2. Disonestà abituale: uso di menzogne, alias o truffe per guadagno personale o piacere.
    3. Impulsività e difficoltà nella pianificazione.
    4. Irritabilità e aggressività, con frequenti liti o episodi di violenza fisica.
    5. Condotte rischiose senza considerazione per la sicurezza propria e altrui.
    6. Irresponsabilità cronica, per esempio fallimenti nel mantenere un lavoro stabile o adempiere agli obblighi economici.
    7. Mancanza di rimorso, con indifferenza verso i danni arrecati agli altri o giustificazioni razionalizzanti.

    Oltre a questi criteri, il DSM richiede:

    • età minima di 18 anni (Criterio B);
    • presenza di un Disturbo della Condotta con esordio prima dei 15 anni (Criterio C);
    • esclusione che i comportamenti antisociali siano dovuti esclusivamente a episodi di schizofrenia o disturbo bipolare (Criterio D).

    Definizione generale dei Disturbi di Personalità secondo il DSM

    Il DSM definisce i disturbi di personalità come modelli stabili di esperienza interna e di comportamento che si discostano in modo significativo dalle norme culturali di riferimento, manifestandosi in almeno due delle seguenti aree:

    • funzionamento cognitivo,
    • regolazione affettiva,
    • relazioni interpersonali,
    • controllo degli impulsi.

    Il disturbo deve essere inflessibile e presente in vari contesti (Criterio B), generare sofferenza clinicamente significativa o compromissione sociale/lavorativa (Criterio C), avere esordio precoce (Criterio D), non essere meglio spiegato da altre condizioni psichiatriche (Criterio E) e non dipendere da sostanze o patologie organiche (Criterio F).

    Tratti distintivi e funzionamento della personalità antisociale

    Le persone con ASPD presentano un fallimento sistematico nell’adeguarsi a comportamenti leciti ed etici, mostrando scarsa empatia e un approccio egocentrico alle relazioni. I tratti più comuni comprendono:

    • disonestà cronica;
    • irresponsabilità persistente;
    • propensione alla manipolazione;
    • ricerca di rischi e impulsività.

    Le aree più compromesse riguardano l’identità, l’autodeterminazione, l’empatia e l’intimità. Dal punto di vista dei tratti patologici, il DSM-5 evidenzia soprattutto elementi di antagonismo (manipolazione, ostilità, insensibilità, disonestà) e di disinibizione (impulsività, propensione al rischio, irresponsabilità).

    Variante psicopatica

    In alcuni casi il disturbo antisociale può assumere caratteristiche tipicamente psicopatiche. Questa variante, spesso definita psicopatia primaria, si distingue per:

    • assenza di ansia o paura;
    • stile interpersonale freddo e spavaldo;
    • resilienza elevata allo stress;
    • ricerca di dominanza sociale.

    Gli individui con tratti psicopatici combinano mancanza di empatia, manipolazione e assenza di rimorso, ma mantengono un’elevata capacità di adattamento apparente, risultando spesso affascinanti o seduttivi.

    Caratteristiche cliniche aggiuntive

    I soggetti con Disturbo Antisociale di Personalità sono tra quelli che più frequentemente hanno contatti con il sistema giudiziario. Tuttavia, molte condotte antisociali non raggiungono mai la sfera penale.

    Tra le caratteristiche più ricorrenti si segnalano:

    • frequente disoccupazione e difficoltà a mantenere rapporti lavorativi stabili;
    • relazioni promiscue e instabili;
    • atteggiamenti arroganti e dogmatici, che riflettono un senso di sé grandioso;
    • tendenza a collocarsi nello spettro della cosiddetta “triade oscura” della personalità (narcisismo, psicopatia e machiavellismo), in cui la manipolazione e l’assenza di principi morali rappresentano elementi centrali.

    Stile cognitivo e sistema di credenze

    Le personalità antisociali presentano specifiche modalità cognitive:

    • Concezione di sé: si percepiscono forti, indipendenti e solitarie; alcuni si sentono “vittime” della società e giustificano le loro prepotenze come rivalsa.
    • Visione degli altri: gli altri vengono considerati deboli o sfruttatori, quindi meritevoli di essere manipolati.
    • Credenze nucleari: “devo badare solo a me stesso”, “meglio essere aggressore che vittima”.

    Questa convinzione li porta a ritenere legittima la violazione delle regole, in contrasto con il narcisista, che invece pensa di essere naturalmente superiore e quindi al di sopra delle norme.

    Conclusioni

    Il Disturbo Antisociale di Personalità rappresenta una delle condizioni cliniche più complesse, per l’alto rischio di comportamenti violenti, manipolativi e privi di rimorso. La diagnosi precoce, unita a un’attenta valutazione del funzionamento della personalità e dei tratti di antagonismo e disinibizione, è essenziale per impostare percorsi terapeutici mirati.

    L’inquadramento nosografico moderno, che include le connessioni con narcisismo e machiavellismo, permette di comprendere meglio la natura di questa patologia, offrendo strumenti più raffinati per la clinica e per la ricerca.


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