Doomscrolling: cos’è, effetti psicologici e come uscirne
Introduzione
Negli ultimi anni, con la diffusione pervasiva dei social media e delle piattaforme di informazione digitale, è emerso un fenomeno psicologico sempre più studiato: il doomscrolling. Il termine descrive la tendenza a scorrere compulsivamente notizie negative o allarmanti, spesso per periodi prolungati, nonostante l’esperienza soggettiva sia caratterizzata da disagio, inquietudine o senso di impotenza.
Il doomscrolling non rappresenta una diagnosi clinica formalmente codificata nei manuali nosografici come il DSM-5-TR, ma costituisce un comportamento problematico che si colloca nell’intersezione tra dipendenze comportamentali, disregolazione emotiva e vulnerabilità ansioso-depressive.
Nel contesto clinico-territoriale di Trieste, città con una lunga tradizione di attenzione alla salute mentale e ai modelli comunitari, il fenomeno assume particolare rilevanza in quanto intrecciato con fattori culturali, relazionali e familiari. Analizzarlo significa interrogarsi non solo sui meccanismi neuropsicologici individuali, ma anche sulle dinamiche sistemiche in cui la persona è inserita.
Che cos’è il doomscrolling: definizione e inquadramento
Il termine “doomscrolling” deriva dall’unione delle parole inglesi doom (rovina, destino infausto) e scrolling (scorrere). Indica l’abitudine di consumare in modo eccessivo contenuti negativi – notizie di cronaca nera, crisi politiche, emergenze sanitarie, conflitti, catastrofi ambientali – attraverso smartphone o dispositivi digitali.
Dal punto di vista psicologico, il doomscrolling può essere definito come:
Un comportamento ripetitivo e compulsivo di ricerca e consumo di informazioni a valenza negativa, finalizzato a ridurre l’incertezza ma che, paradossalmente, amplifica l’ansia e il senso di minaccia.
Si tratta quindi di un comportamento auto-rinforzante: l’individuo cerca informazioni per sentirsi più preparato o in controllo, ma l’esposizione continua a contenuti allarmanti attiva ulteriormente i circuiti dello stress.
Meccanismi neuropsicologici: perché il cervello “ama” le cattive notizie
Per comprendere il doomscrolling è necessario analizzare alcuni meccanismi cognitivi e neurobiologici.
1. Bias della negatività
Il cervello umano è evolutivamente predisposto a prestare maggiore attenzione agli stimoli minacciosi rispetto a quelli neutri o positivi. Questo negativity bias ha una funzione adattiva: individuare rapidamente un pericolo aumenta le probabilità di sopravvivenza.
Tuttavia, in un ambiente digitale saturo di informazioni, questa predisposizione diventa una vulnerabilità. Le notizie negative catturano più facilmente l’attenzione, generano maggiore attivazione emotiva e vengono ricordate più a lungo.
2. Sistema dopaminergico e rinforzo intermittente
Le piattaforme digitali funzionano secondo logiche di rinforzo intermittente: non ogni contenuto è rilevante, ma occasionalmente appare una notizia “importante” o “urgente”. Questo meccanismo attiva il sistema dopaminergico, analogamente a quanto accade nel gioco d’azzardo.
Il risultato è un comportamento ripetitivo: l’utente continua a scorrere nella speranza di trovare un’informazione significativa che giustifichi l’investimento attentivo.
3. Intolleranza dell’incertezza
Le persone con elevata intolleranza all’incertezza – tratto frequentemente associato ai disturbi d’ansia – tendono a cercare informazioni in modo eccessivo per ridurre il senso di imprevedibilità. Il doomscrolling diventa quindi una strategia maladattiva di regolazione emotiva.
Doomscrolling e psicopatologia: correlazioni cliniche
Sebbene non sia una diagnosi autonoma, il doomscrolling si associa frequentemente a diversi quadri clinici.
Disturbi d’ansia
L’esposizione continua a contenuti minacciosi mantiene attivo il sistema di allarme fisiologico (ipervigilanza, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione). Nei soggetti predisposti può contribuire allo sviluppo o al mantenimento di disturbi come il disturbo d’ansia generalizzato.
Disturbi depressivi
Il consumo reiterato di notizie negative può rinforzare schemi cognitivi disfunzionali tipici della depressione: visione pessimistica del futuro, senso di impotenza, generalizzazioni catastrofiche.
Disturbi del sonno
Il doomscrolling serale interferisce con l’architettura del sonno:
- ritarda l’addormentamento;
- aumenta l’attivazione fisiologica;
- riduce la qualità del riposo.
Nel tempo può instaurarsi un circolo vizioso tra insonnia e disregolazione emotiva.
L’impatto relazionale e familiare: una lettura sistemico-relazionale
In una prospettiva sistemico-familiare, il doomscrolling non è solo un comportamento individuale ma un fenomeno che si inserisce in una rete di relazioni.
1. Isolamento relazionale
L’iperconnessione digitale può ridurre la qualità delle interazioni familiari. Il tempo trascorso a scorrere notizie sostituisce momenti di dialogo, confronto e condivisione.
2. Clima emotivo familiare
L’esposizione costante a contenuti ansiogeni può influenzare il clima emotivo domestico. Un genitore cronicamente preoccupato o iperattivato trasmette involontariamente segnali di allarme ai figli.
3. Trasmissione intergenerazionale dell’ansia
In famiglie con vulnerabilità ansiosa, il doomscrolling può diventare una modalità condivisa di gestione dell’incertezza: si commentano continuamente notizie negative, si anticipano scenari catastrofici, si rafforza una narrativa di pericolo permanente.
In terapia sistemico-relazionale, il lavoro clinico non si limita a ridurre il comportamento ma esplora il suo significato nel sistema:
- Che funzione svolge?
- Quale bisogno relazionale esprime?
- Quale paura sottostante tenta di controllare?
Doomscrolling e dipendenze comportamentali
Il comportamento presenta analogie con le dipendenze senza sostanza:
- craving (impulso a controllare le notizie);
- perdita di controllo sul tempo trascorso online;
- persistenza nonostante conseguenze negative;
- irritabilità quando si tenta di interrompere.
Pur non essendo classificato ufficialmente come dipendenza nel DSM-5-TR, il doomscrolling condivide elementi con il disturbo da gioco d’azzardo e con l’uso problematico di internet.
Fattori di rischio
Alcuni fattori aumentano la probabilità di sviluppare un pattern problematico:
- elevata sensibilità all’ansia;
- eventi traumatici recenti;
- solitudine sociale;
- lavoro in ambito informativo o sanitario;
- scarsa regolazione emotiva;
- elevata esposizione ai social media.
Anche i periodi di crisi collettiva (pandemie, conflitti, instabilità economica) fungono da amplificatori.
Conseguenze psicologiche a medio e lungo termine
Se mantenuto nel tempo, il doomscrolling può contribuire a:
- aumento cronico dei livelli di stress;
- percezione distorta della realtà (overestimation del rischio);
- riduzione del senso di autoefficacia;
- disinvestimento dalle relazioni reali;
- calo della concentrazione e della produttività.
Dal punto di vista cognitivo, l’attenzione selettiva verso contenuti negativi rinforza schemi mentali catastrofici, consolidando una visione del mondo come intrinsecamente pericoloso.
Interventi terapeutici: un approccio integrato
1. Psicoterapia sistemico-relazionale
L’intervento mira a:
- comprendere la funzione del comportamento nel sistema familiare;
- ridefinire le narrative dominanti di minaccia;
- favorire modalità alternative di gestione dell’incertezza;
- migliorare la comunicazione emotiva tra i membri della famiglia.
2. Terapia cognitivo-comportamentale (CBT)
La CBT lavora su:
- identificazione dei pensieri catastrofici;
- ristrutturazione cognitiva;
- esposizione graduale alla riduzione del controllo compulsivo delle notizie;
- pianificazione di tempi limitati e consapevoli di informazione.
3. Mindfulness e regolazione emotiva
Le pratiche di mindfulness aiutano a:
- riconoscere l’impulso a scorrere senza agire automaticamente;
- tollerare l’incertezza;
- sviluppare consapevolezza del momento presente.
Tecniche di respirazione diaframmatica e rilassamento muscolare progressivo possono ridurre l’iperattivazione fisiologica.
4. EMDR in caso di trauma
Nei soggetti con storia di trauma, l’esposizione a notizie drammatiche può riattivare memorie traumatiche. In tali casi, l’EMDR può favorire l’elaborazione adattiva dei ricordi disturbanti.
Strategie pratiche per interrompere il ciclo
Dal punto di vista psicoeducativo, possono essere utili alcune indicazioni operative:
- Stabilire orari definiti per l’informazione.
- Evitare l’esposizione nelle ore serali.
- Disattivare notifiche non essenziali.
- Sostituire il tempo online con attività corporee o relazionali.
- Coltivare fonti informative affidabili e limitate.
L’obiettivo non è evitare l’informazione, ma trasformarla da comportamento compulsivo a scelta consapevole.
Doomscrolling e adolescenti
Negli adolescenti, il fenomeno assume caratteristiche specifiche:
- maggiore vulnerabilità emotiva;
- identità in costruzione;
- uso intensivo dei social.
Il rischio è l’interiorizzazione precoce di una narrativa del mondo come instabile e minaccioso. L’intervento deve coinvolgere la famiglia, promuovendo educazione digitale e competenze emotive.
Conclusioni
Il doomscrolling rappresenta un comportamento emblematico dell’epoca digitale: nasce come tentativo di orientarsi nell’incertezza, ma rischia di trasformarsi in un circolo vizioso di ansia e iperattivazione.
Affrontarlo significa intervenire su più livelli:
- neuropsicologico;
- cognitivo;
- emotivo;
- relazionale;
- sistemico.
In un’ottica terapeutica integrata è possibile trasformare la relazione con l’informazione digitale, recuperando equilibrio, presenza e senso di controllo autentico.
Quando il consumo di notizie diventa fonte di sofferenza, una consulenza psicologica può aiutare a comprendere il significato del comportamento e a costruire modalità più sane di gestione dell’incertezza.
Bibliografia essenziale
- American Psychiatric Association (2022). DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
- Caretti, V., La Barbera, D. (a cura di) (2016). Le dipendenze patologiche. Raffaello Cortina Editore.
- Tonioni, F. (2013). Quando internet diventa una droga. Einaudi.
- Carr, N. (2011). Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello. Raffaello Cortina Editore.
- Spitzer, M. (2013). Demenza digitale. Corbaccio.
- Rivoltella, P. C. (2015). Le virtù del digitale. Per un’etica dei media. Morcelliana.
- Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Mondadori.
- Rivoltella, P. C. (2015). Le virtù del digitale. Per un’etica dei media. Morcelliana.
- Siegel, D. J. (2014). La mente relazionale. Raffaello Cortina Editore.
FAQ
Che cos’è il doomscrolling?
Il doomscrolling è l’abitudine a scorrere in modo ripetitivo e compulsivo notizie o contenuti negativi (crisi, catastrofi, cronaca, conflitti), spesso per ridurre l’incertezza. Paradossalmente può aumentare ansia, stress e senso di impotenza.
Perché è così difficile smettere di fare doomscrolling?
Perché il cervello è più sensibile agli stimoli minacciosi (bias della negatività) e le piattaforme digitali usano meccanismi di rinforzo intermittente che mantengono alta l’attenzione. Inoltre, chi tollera poco l’incertezza tende a cercare continuamente aggiornamenti.
Il doomscrolling può aumentare l’ansia?
Sì. L’esposizione prolungata a contenuti allarmanti mantiene attivo il sistema di allerta e può alimentare preoccupazione, ipervigilanza, tensione e rimuginio, soprattutto in persone predisposte all’ansia.
Quali segnali indicano che il doomscrolling sta diventando un problema?
Alcuni segnali comuni sono: perdita di controllo sul tempo online, difficoltà a interrompere lo scrolling, peggioramento dell’umore, aumento dell’ansia, riduzione del sonno, calo di concentrazione e irritabilità se non si controllano le notizie.
Doomscrolling e sonno: che relazione c’è?
Il doomscrolling serale aumenta l’attivazione emotiva e cognitiva e può ritardare l’addormentamento. Inoltre, la luce dello schermo e il contenuto stressante possono peggiorare la qualità del riposo e favorire risvegli notturni.
Come smettere di fare doomscrolling in modo pratico?
Può aiutare: stabilire finestre orarie per informarsi, disattivare notifiche, evitare lo scrolling prima di dormire, limitare le fonti a poche testate affidabili, usare timer o modalità “focus”, e sostituire lo scrolling con attività corporee o relazionali.
La mindfulness è utile contro il doomscrolling?
Sì. La mindfulness allena a riconoscere l’impulso a scorrere senza agire automaticamente, migliorando la regolazione emotiva e la tolleranza dell’incertezza. Anche respirazione diaframmatica e rilassamento progressivo possono ridurre l’iperattivazione.
Quando è consigliabile chiedere aiuto a uno psicologo?
Se il doomscrolling interferisce con sonno, lavoro o relazioni, oppure se ansia e umore peggiorano in modo persistente. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere la funzione del comportamento, ridurre il rimuginio e costruire strategie più efficaci.
