Il disturbo delirante è un disturbo psicotico caratterizzato dalla presenza persistente di una o più convinzioni deliranti, generalmente strutturate e relativamente circoscritte, che vengono mantenute con elevata certezza nonostante l’assenza di prove sufficienti a sostenerle e nonostante eventuali evidenze contrarie.
A differenza di quanto può accadere nella schizofrenia, nel disturbo delirante la sintomatologia psicotica tende a rimanere maggiormente concentrata intorno al tema delirante. Al di fuori dell’ambito direttamente coinvolto dalla convinzione patologica, il funzionamento cognitivo, relazionale e comportamentale può essere relativamente conservato.
La persona può quindi apparire, in molte situazioni quotidiane, adeguatamente orientata, capace di conversare in modo coerente e di svolgere attività lavorative o familiari. La presenza di una convinzione delirante può tuttavia determinare una significativa sofferenza psicologica e condizionare profondamente le relazioni, le decisioni e i comportamenti.
Il disturbo delirante appartiene allo spettro dei disturbi psicotici e richiede una valutazione diagnostica accurata, soprattutto perché convinzioni apparentemente deliranti possono talvolta essere secondarie a condizioni neurologiche, mediche, all’assunzione di sostanze o ad altri disturbi psichiatrici.
Che cos’è il disturbo delirante
Il disturbo delirante è una condizione psichiatrica nella quale una o più convinzioni deliranti costituiscono il nucleo principale della sintomatologia.
Il termine “delirio” non indica semplicemente un’opinione insolita, una convinzione molto forte o un’interpretazione soggettiva della realtà. In ambito clinico, il delirio rappresenta una particolare alterazione del rapporto con la realtà, caratterizzata dalla presenza di una convinzione patologicamente sostenuta e difficilmente modificabile attraverso argomentazioni, evidenze o esperienze che la contraddicono.
Il contenuto del delirio può riguardare diversi ambiti dell’esperienza personale: le relazioni affettive, la salute, la propria identità, il comportamento degli altri, il proprio valore o potere, oppure la convinzione di essere perseguitati, controllati, osservati o danneggiati.
Un elemento importante è che il delirio può essere molto organizzato e internamente coerente. La persona può costruire intorno alla convinzione principale una complessa interpretazione degli eventi quotidiani, collegando episodi apparentemente indipendenti attraverso un sistema interpretativo coerente dal proprio punto di vista.
Che cosa si intende per delirio
Il delirio può essere definito, in termini clinici, come una convinzione fortemente sostenuta che non trova adeguata conferma nella realtà condivisa e che viene mantenuta con un livello di certezza sproporzionato rispetto alle evidenze disponibili.
È importante distinguere il delirio da altre esperienze psicologiche.
Un’opinione non è necessariamente un delirio
Una persona può avere idee eccentriche, convinzioni politiche, religiose o filosofiche particolari senza che questo costituisca necessariamente un disturbo psicotico.
La valutazione clinica deve considerare anche il contesto culturale e sociale nel quale una convinzione si manifesta.
Un sospetto non equivale necessariamente a un delirio
Pensare occasionalmente che qualcuno possa aver parlato alle proprie spalle o avere dubbi sulle intenzioni di un’altra persona non significa essere affetti da disturbo delirante.
Nel delirio la convinzione tende invece ad assumere una stabilità, pervasività e certezza patologiche.
Il delirio non coincide con una semplice fantasia
La persona non considera generalmente la propria convinzione come un’ipotesi immaginaria. Al contrario, essa viene vissuta come una realtà concreta e significativa.
Distinzione tra disturbo delirante e schizofrenia
Una delle principali difficoltà diagnostiche riguarda la distinzione tra disturbo delirante e schizofrenia.
Nella schizofrenia, il quadro clinico può comprendere:
- deliri;
- allucinazioni;
- eloquio disorganizzato;
- comportamento grossolanamente disorganizzato;
- sintomi negativi;
- compromissione significativa del funzionamento;
- alterazioni cognitive di diversa intensità.
Nel disturbo delirante, invece, il delirio rappresenta generalmente il fenomeno psicopatologico predominante, mentre altri sintomi tipici della schizofrenia sono assenti, poco marcati o non costituiscono il nucleo del quadro clinico.
Il DSM-5-TR ha inoltre modificato rispetto alle precedenti classificazioni il modo di considerare la distinzione tra deliri “bizzarri” e “non bizzarri”, riducendo il peso diagnostico attribuito esclusivamente a questa caratteristica.
La diagnosi, pertanto, non può essere effettuata sulla base del solo contenuto apparentemente strano della convinzione.
Criteri diagnostici secondo il DSM-5 e DSM-5-TR
Nel DSM-5, e successivamente nel DSM-5-TR, il disturbo delirante rientra nella categoria degli spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici.
I criteri diagnostici possono essere sintetizzati nel modo seguente.
Presenza di uno o più deliri
Il quadro deve essere caratterizzato dalla presenza di una o più convinzioni deliranti.
Il contenuto può riguardare, per esempio, la persecuzione, la gelosia, la grandezza, l’erotomania o aspetti somatici.
Durata
La convinzione delirante deve essere presente per un periodo di almeno un mese.
Questo requisito temporale permette di differenziare il disturbo delirante da alcune condizioni psicotiche di durata più breve.
Assenza di un quadro schizofrenico completo
Il disturbo non deve essere spiegato meglio dalla presenza di schizofrenia.
In particolare, non devono essere predominanti i fenomeni psicotici e il deterioramento globale caratteristici di un disturbo schizofrenico.
Funzionamento relativamente preservato
Al di fuori dell’impatto diretto prodotto dal delirio, il funzionamento della persona può risultare relativamente conservato.
Questo non significa che il disturbo sia necessariamente lieve. Una convinzione persecutoria, erotomanica o di gelosia può infatti produrre conseguenze importanti sulla vita affettiva, sociale, lavorativa e familiare.
Esclusione di altri disturbi
La sintomatologia non deve essere spiegata meglio da un disturbo dell’umore con caratteristiche psicotiche o da altre condizioni psichiatriche.
Esclusione di sostanze e condizioni mediche
È necessario verificare che il quadro non sia conseguenza fisiologica dell’uso di sostanze, di farmaci oppure di una condizione medica o neurologica.
Specificazione del contenuto delirante
Il DSM consente inoltre di specificare la tematica predominante del delirio.
Tra le principali possibilità rientrano:
- tipo erotomanico;
- tipo grandioso;
- tipo di gelosia;
- tipo persecutorio;
- tipo somatico;
- tipo misto;
- tipo non specificato.
Queste categorie descrivono il contenuto prevalente della convinzione delirante e non rappresentano necessariamente disturbi differenti.
Il disturbo delirante secondo l’ICD-10 e ICD-11
Nell’ICD-10 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il disturbo delirante rientra nell’area dei disturbi deliranti persistenti, classificati all’interno della categoria F22. Il codice F22.0 identifica il disturbo delirante.
L’ICD-10 considera caratteristiche centrali la presenza di una convinzione delirante, o di un insieme di convinzioni correlate, che costituisce il principale elemento psicopatologico del quadro.
Rispetto al DSM, l’ICD-10 poneva particolare attenzione alla durata del disturbo e alla necessità di distinguere il quadro dalla schizofrenia e dalle condizioni organiche o correlate all’uso di sostanze.
Nel sistema ICD-10 il criterio temporale tradizionalmente indicato per il disturbo delirante persistente è di almeno tre mesi.
È quindi importante non confondere automaticamente il requisito temporale dell’ICD-10 con quello del DSM-5/DSM-5-TR, che utilizza un’impostazione differente.
Il disturbo delirante secondo l’ICD-11
L’ICD-11 rappresenta l’attuale revisione della classificazione internazionale dell’OMS e ha introdotto una nuova organizzazione dei disturbi mentali. Il disturbo delirante è identificato con il codice 6A24.
Nell’ICD-11 l’elemento centrale è rappresentato dalla presenza persistente di una o più convinzioni deliranti che costituiscono la caratteristica predominante del quadro clinico.
La classificazione considera inoltre la relativa conservazione del funzionamento in ambiti non direttamente interessati dal sistema delirante.
Principali temi deliranti
Il contenuto della convinzione delirante può assumere forme differenti.
Delirio persecutorio
È caratterizzato dalla convinzione di essere perseguitati, controllati, spiati, danneggiati o ingannati.
La persona può ritenere che:
- qualcuno la stia seguendo;
- i vicini la controllino;
- colleghi o familiari stiano complottando contro di lei;
- organizzazioni o istituzioni la stiano sorvegliando;
- altre persone vogliano danneggiarla.
Il comportamento conseguente può comprendere evitamento, denuncia reiterata, conflittualità o tentativi di protezione.
Delirio di gelosia
La persona è convinta che il partner sia infedele, nonostante l’assenza di prove adeguate.
Può ricercare continuamente conferme, controllare telefoni e spostamenti, interpretare comportamenti neutri come prove di infedeltà oppure interrogare ripetutamente il partner.
Questo tipo di delirio può avere importanti implicazioni relazionali e, in alcuni casi, richiedere una particolare attenzione alla valutazione del rischio.
Delirio erotomanico
La persona crede che un’altra persona sia innamorata di lei.
Il soggetto dell’innamoramento può essere una persona conosciuta oppure una figura pubblica.
Telefonate, messaggi, apparizioni pubbliche o semplici coincidenze possono essere interpretati come segnali dell’amore nascosto dell’altra persona.
Delirio grandioso
La persona presenta la convinzione di possedere capacità eccezionali, un’importanza particolare, un’identità straordinaria o poteri non riconosciuti dagli altri.
Il delirio grandioso deve essere distinto dalle normali aspirazioni personali, dall’autostima elevata e dall’ambizione.
Delirio somatico
La convinzione delirante riguarda il corpo o la salute.
La persona può essere convinta, per esempio, di avere una particolare malattia, un’infestazione, una modificazione corporea o un’anomalia che non trova adeguato riscontro medico.
Il disturbo delirante a contenuto somatico può condurre a ripetute consultazioni sanitarie.
Delirio misto
Sono presenti più tematiche deliranti senza che una sola di esse risulti chiaramente predominante.
Sintomi e caratteristiche cliniche
Il sintomo fondamentale è la convinzione delirante persistente.
Tuttavia, le manifestazioni cliniche possono essere più ampie.
Possono comparire:
- sospettosità;
- ipervigilanza;
- ansia;
- irritabilità;
- rabbia;
- isolamento sociale;
- conflitti interpersonali;
- comportamenti di controllo;
- ricerca compulsiva di conferme;
- comportamenti protettivi;
- preoccupazione intensa;
- insonnia;
- sintomi depressivi secondari;
- riduzione della qualità della vita.
Una caratteristica interessante del disturbo delirante è la possibilità che la persona mantenga un’apparente normalità in molte aree della propria vita.
Un individuo con un delirio persecutorio, per esempio, può continuare a lavorare, occuparsi della famiglia e gestire autonomamente numerosi aspetti pratici della propria esistenza, mentre interpreta in maniera delirante una specifica area della realtà.
Come si manifesta il disturbo delirante
L’esordio può essere graduale. In alcuni casi la persona inizia progressivamente a interpretare determinati eventi secondo uno schema sempre più rigido.
Un comportamento casuale di un vicino può diventare una “prova”; una telefonata ricevuta per errore può essere interpretata come un segnale; un cambiamento nella routine di un partner può essere considerato una conferma dell’infedeltà.
Si può creare così un processo di progressiva organizzazione del sistema delirante.
La persona tende a selezionare gli elementi dell’esperienza che confermano la propria interpretazione, attribuendo invece minor valore alle informazioni incompatibili con essa.
Questo fenomeno può rendere particolarmente complesso il confronto diretto con la convinzione delirante.
Cause e fattori di rischio
L’origine del disturbo delirante non è riconducibile a una singola causa. Come accade per molti disturbi psicotici, è più appropriato parlare di un modello multifattoriale.
Possono interagire:
- vulnerabilità biologiche;
- fattori genetici;
- caratteristiche neurobiologiche;
- esperienze relazionali;
- isolamento sociale;
- eventi stressanti;
- caratteristiche della personalità;
- condizioni mediche;
- uso di sostanze;
- cambiamenti legati all’invecchiamento.
La ricerca sulle basi neurobiologiche della sintomatologia delirante ha evidenziato il possibile coinvolgimento dei sistemi neurotrasmettitoriali, in particolare dei circuiti dopaminergici, ma il quadro eziopatogenetico rimane complesso.
Non esiste quindi una spiegazione unica del disturbo.
Disturbo delirante e funzionamento della persona
Una delle caratteristiche più importanti dal punto di vista clinico è la possibile preservazione del funzionamento globale.
La persona può apparire:
- orientata;
- lucida;
- capace di comunicare;
- adeguatamente curata;
- professionalmente competente;
- autonoma nelle attività quotidiane.
Questo può rendere il disturbo difficile da riconoscere.
La compromissione può essere invece concentrata nell’area interessata dal delirio.
Un soggetto con delirio di gelosia può funzionare adeguatamente sul lavoro, ma avere una relazione di coppia estremamente conflittuale.
Una persona con delirio persecutorio può mantenere una buona autonomia quotidiana, ma interrompere progressivamente i rapporti con vicini, colleghi o familiari.
Diagnosi differenziale
La diagnosi differenziale rappresenta una fase fondamentale. Il disturbo delirante deve essere distinto da diverse condizioni.
Schizofrenia
La presenza di sintomi psicotici più estesi, disorganizzazione, sintomi negativi e significativa compromissione del funzionamento può orientare verso una diagnosi di schizofrenia.
Disturbo schizoaffettivo
È necessario valutare la relazione temporale tra sintomi psicotici e sintomatologia dell’umore.
Disturbo bipolare
Durante episodi maniacali o depressivi possono comparire sintomi psicotici. In questi casi è necessario stabilire il rapporto tra sintomi dell’umore e deliri.
Disturbo depressivo maggiore con caratteristiche psicotiche
Anche la depressione grave può essere accompagnata da convinzioni deliranti.
Disturbo ossessivo-compulsivo
Alcune convinzioni possono apparire molto rigide. La valutazione deve considerare la natura dell’esperienza soggettiva, il rapporto con l’ossessione e il livello di insight.
Disturbo di dismorfismo corporeo
Una convinzione riguardante un presunto difetto fisico può assumere intensità delirante. È quindi importante distinguere il disturbo delirante a contenuto somatico dal disturbo di dismorfismo corporeo.
Disturbi di personalità
Alcuni disturbi di personalità possono presentare sospettosità e interpretazioni distorte delle intenzioni altrui, senza tuttavia configurare necessariamente un vero sistema delirante.
Disturbo delirante e sostanze
Alcune sostanze possono provocare o favorire sintomi psicotici.
Tra quelle maggiormente rilevanti dal punto di vista clinico possono rientrare:
- stimolanti;
- cocaina;
- amfetamine;
- alcuni farmaci;
- sostanze psicoattive.
È quindi importante ricostruire accuratamente:
- uso di sostanze;
- quantità;
- frequenza;
- durata;
- rapporto temporale tra assunzione e sintomi;
- eventuale sospensione;
- precedenti episodi psicotici.
La presenza di una relazione temporale significativa può modificare sostanzialmente l’inquadramento diagnostico.
Disturbo delirante e condizioni neurologiche
Una valutazione medica può essere particolarmente importante quando il disturbo compare in età avanzata, presenta caratteristiche atipiche o si associa a cambiamenti cognitivi o neurologici.
Tra le condizioni che possono essere prese in considerazione rientrano, a seconda del quadro clinico:
- patologie neurodegenerative;
- epilessia;
- lesioni cerebrali;
- alcune patologie cerebrovascolari;
- alterazioni endocrine o metaboliche;
- altre condizioni neurologiche o mediche.
La diagnosi di disturbo delirante richiede quindi un’attenta esclusione di condizioni organiche quando clinicamente indicato.
Comorbilità
Il disturbo delirante può associarsi ad altre condizioni psicopatologiche.
Sono possibili:
- disturbi depressivi;
- disturbi d’ansia;
- insonnia;
- problematiche relazionali;
- isolamento sociale;
- uso problematico di sostanze.
La presenza di depressione può rappresentare una complicazione importante, soprattutto quando il sistema delirante determina perdita di relazioni, conflitti, difficoltà lavorative o isolamento.
Decorso e prognosi
Il decorso del disturbo delirante può essere molto variabile.
In alcune persone il disturbo può mantenersi per molti anni con una relativa stabilità del sistema delirante.
In altri casi possono verificarsi periodi di attenuazione dei sintomi o remissione parziale.
La prognosi dipende da diversi fattori, tra cui:
- durata della malattia;
- età di esordio;
- presenza di comorbilità;
- intensità del sistema delirante;
- livello di funzionamento premorboso;
- adesione al trattamento;
- capacità di instaurare un’alleanza terapeutica;
- presenza di fattori di rischio;
- eventuale uso di sostanze.
La letteratura sottolinea però che le evidenze disponibili sul trattamento specifico del disturbo delirante sono ancora limitate rispetto a quelle disponibili per altri disturbi psicotici. Le revisioni sistematiche evidenziano infatti una prevalenza di studi osservazionali e case series e una carenza di studi randomizzati di elevata qualità.
Pertanto, parlare di prognosi richiede cautela: il disturbo non deve essere considerato automaticamente né incurabile né facilmente risolvibile.
Il trattamento del disturbo delirante
Il trattamento dovrebbe essere individualizzato e multidimensionale.
In genere è opportuno integrare:
- valutazione psichiatrica;
- trattamento farmacologico quando indicato;
- psicoterapia;
- interventi psicoeducativi;
- coinvolgimento della rete familiare quando appropriato;
- interventi sulle condizioni di comorbilità;
- monitoraggio del rischio.
L’obiettivo terapeutico non consiste necessariamente nel tentare di “dimostrare” immediatamente alla persona che la sua convinzione è falsa.
Un confronto diretto e aggressivo può infatti compromettere l’alleanza terapeutica.
È spesso più utile lavorare progressivamente sulla sofferenza associata alla convinzione, sulle conseguenze comportamentali e sulla capacità di considerare interpretazioni alternative.
Farmacoterapia
Gli antipsicotici costituiscono uno degli strumenti terapeutici maggiormente utilizzati nel disturbo delirante.
Tra i farmaci impiegati nella pratica clinica possono essere considerati diversi antipsicotici di prima e seconda generazione.
Tuttavia, non esiste un singolo farmaco universalmente riconosciuto come trattamento ottimale per tutte le forme di disturbo delirante.
Le evidenze disponibili sono relativamente limitate. Una revisione sistematica della farmacoterapia ha rilevato una risposta favorevole agli antipsicotici in una parte dei pazienti, ma ha anche sottolineato la scarsità di studi controllati e l’assenza di evidenze sufficienti per stabilire la superiorità definitiva di un antipsicotico sugli altri.
La scelta del farmaco deve quindi essere effettuata dal medico, considerando:
- età;
- condizioni mediche;
- sintomi predominanti;
- precedenti trattamenti;
- effetti collaterali;
- interazioni farmacologiche;
- adesione alla terapia.
Particolare attenzione deve essere posta agli effetti metabolici, cardiovascolari, neurologici e ad altri possibili effetti indesiderati.
Psicoterapia
La psicoterapia può rappresentare una componente importante del trattamento.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di entrare immediatamente in una contrapposizione sulla verità o falsità della convinzione delirante.
Un approccio terapeutico efficace può concentrarsi inizialmente su:
- sofferenza emotiva;
- ansia;
- rabbia;
- isolamento;
- problematiche relazionali;
- comportamenti di controllo;
- strategie di coping;
- qualità del sonno;
- funzionamento quotidiano.
Psicoterapia cognitivo-comportamentale
La CBT può essere utilizzata per lavorare sui processi cognitivi e comportamentali associati alla convinzione delirante.
Gli interventi possono comprendere:
- identificazione dei pensieri e delle interpretazioni;
- analisi delle evidenze;
- valutazione delle alternative;
- riduzione dei comportamenti di controllo;
- gestione dell’ansia;
- sviluppo di strategie di coping;
- lavoro sull’incertezza.
È importante procedere gradualmente e senza trasformare la terapia in un confronto giudicante.
Le evidenze specifiche sulla psicoterapia nel disturbo delirante sono tuttavia meno robuste rispetto a quelle disponibili per altri disturbi psicotici. Una revisione Cochrane ha sottolineato proprio la limitatezza degli studi controllati disponibili.
Approccio sistemico-relazionale e familiare
Nel trattamento del disturbo delirante può essere particolarmente utile considerare anche la dimensione relazionale e familiare.
Il delirio non si sviluppa infatti in un vuoto relazionale: può modificare profondamente il modo in cui la persona interpreta le interazioni con familiari, partner, colleghi e altre figure significative.
L’approccio sistemico-relazionale può contribuire a esplorare:
- modificazioni delle relazioni familiari;
- circolarità delle interazioni;
- conflitti conseguenti alla sintomatologia;
- modalità comunicative;
- reazioni dei familiari;
- processi di isolamento;
- modalità di gestione della crisi;
- risorse presenti nel sistema familiare.
Un familiare può, per esempio, oscillare tra il tentativo di convincere la persona dell’infondatezza del delirio e quello di assecondarla completamente.
Entrambe le strategie possono creare difficoltà.
Un intervento psicoeducativo può aiutare la famiglia a comprendere che riconoscere la sofferenza della persona non significa necessariamente confermare il contenuto delirante.
Questo principio può essere particolarmente importante nella costruzione di una relazione terapeutica condivisa.
Gestione della relazione terapeutica
La relazione terapeutica rappresenta uno degli aspetti più delicati.
Una persona con disturbo delirante può avere una forte diffidenza nei confronti degli altri e può interpretare anche l’intervento clinico attraverso il proprio sistema di convinzioni.
Per questo motivo il terapeuta dovrebbe evitare:
- atteggiamenti derisori;
- confronto aggressivo;
- umiliazione;
- tentativi di “smascheramento”;
- discussioni interminabili sulla realtà del delirio.
È invece utile adottare una comunicazione:
- rispettosa;
- chiara;
- non collusiva;
- empatica;
- orientata alla sofferenza;
- coerente nel tempo.
Una formulazione terapeutica può, per esempio, spostare l’attenzione dal contenuto della convinzione alla sua conseguenza:
“Possiamo non essere d’accordo su ciò che sta accadendo, ma possiamo lavorare insieme su quanto questa situazione la fa stare male.”
Questo permette di mantenere una posizione clinica non collusiva senza interrompere necessariamente l’alleanza terapeutica.
Quando è necessario un intervento urgente
Il disturbo delirante può, in alcune circostanze, comportare situazioni di particolare criticità.
La valutazione del rischio deve diventare prioritaria in presenza di:
- ideazione suicidaria;
- minacce verso altre persone;
- intensa agitazione;
- comportamenti persecutori;
- stalking;
- grave compromissione del comportamento;
- incapacità di provvedere ai bisogni fondamentali;
- abuso importante di sostanze;
- marcata perdita del controllo comportamentale.
Particolare attenzione può essere necessaria nei quadri caratterizzati da deliri di gelosia o persecutori, soprattutto quando la persona interpreta determinati individui come responsabili di gravi minacce o tradimenti.
In presenza di un rischio imminente per sé o per altri è necessaria una valutazione psichiatrica urgente.
Disturbo delirante: aspetti clinici da ricordare
Il disturbo delirante presenta alcune caratteristiche che lo distinguono da altre forme di psicosi.
In sintesi:
- il delirio costituisce il nucleo della sintomatologia;
- il funzionamento può essere relativamente conservato al di fuori dell’area interessata dal delirio;
- la convinzione è persistente e fortemente sostenuta;
- il contenuto può riguardare persecuzione, gelosia, erotomania, grandezza o aspetti somatici;
- la diagnosi richiede l’esclusione di schizofrenia, disturbi dell’umore con caratteristiche psicotiche, sostanze e condizioni mediche;
- DSM-5/DSM-5-TR e ICD-10/ICD-11 utilizzano criteri e organizzazioni classificatorie non perfettamente sovrapponibili;
- il trattamento può comprendere antipsicotici e interventi psicoterapeutici;
- l’alleanza terapeutica è particolarmente importante;
- il coinvolgimento della famiglia può essere utile quando appropriato;
- la prognosi è variabile e non può essere stabilita esclusivamente sulla base del contenuto del delirio.
Conclusioni
Il disturbo delirante è una condizione psicotica complessa nella quale una o più convinzioni deliranti persistenti diventano il principale elemento organizzatore dell’esperienza della persona.
La relativa conservazione del funzionamento in alcune aree della vita può rendere il disturbo meno evidente rispetto ad altre forme di psicosi. Questo non significa tuttavia che le conseguenze siano necessariamente limitate: un delirio persecutorio, erotomanico o di gelosia può modificare profondamente le relazioni, favorire isolamento e conflittualità e, in alcuni casi, determinare comportamenti potenzialmente rischiosi.
La diagnosi richiede pertanto una valutazione clinica approfondita e una precisa diagnosi differenziale.
Dal punto di vista terapeutico, l’approccio più appropriato è generalmente integrato. La farmacoterapia antipsicotica può essere indicata, mentre la psicoterapia può aiutare la persona a gestire la sofferenza, migliorare il funzionamento e sviluppare modalità più flessibili di interpretazione dell’esperienza. La ricerca disponibile, tuttavia, non consente ancora di individuare un protocollo terapeutico universalmente valido per il disturbo delirante.
Particolarmente importante è la costruzione di una relazione terapeutica non conflittuale e non collusiva, nella quale sia possibile riconoscere l’esperienza soggettiva della persona senza necessariamente confermare il contenuto della convinzione delirante.
L’integrazione tra prospettiva psichiatrica, psicoterapia individuale e, quando indicato, intervento sistemico-familiare può consentire di affrontare non soltanto il sintomo psicotico, ma anche le conseguenze che esso produce sul funzionamento individuale e sulle relazioni significative.
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FAQ – Disturbo delirante
Il disturbo delirante è un disturbo psicotico caratterizzato dalla presenza persistente di una o più convinzioni deliranti. La persona mantiene tali convinzioni con elevata certezza, nonostante le evidenze disponibili non le confermino. Al di fuori dell’area direttamente interessata dal delirio, il funzionamento può rimanere relativamente conservato.
Il sintomo principale è la presenza di una convinzione delirante persistente. Possono associarsi sospettosità, ansia, irritabilità, isolamento sociale, conflitti interpersonali, comportamenti di controllo e significativa preoccupazione per il tema delirante.
Le principali tematiche comprendono il delirio persecutorio, erotomanico, grandioso, di gelosia e somatico. Possono inoltre essere presenti forme miste, nelle quali coesistono diverse tematiche deliranti.
Nel disturbo delirante il delirio rappresenta generalmente il nucleo principale della sintomatologia e il funzionamento può essere relativamente preservato in altre aree. Nella schizofrenia possono invece comparire un quadro psicotico più ampio, con allucinazioni, disorganizzazione, sintomi negativi e una compromissione più generalizzata del funzionamento.
La durata richiesta dipende dal sistema diagnostico utilizzato. Nel DSM-5 e DSM-5-TR la presenza del delirio deve protrarsi per almeno un mese. L’ICD-10 utilizza invece criteri temporali differenti per i disturbi deliranti persistenti. Il decorso clinico può successivamente essere variabile e protrarsi per periodi molto più lunghi.
Generalmente la persona presenta un insight ridotto o assente rispetto alla natura patologica della propria convinzione. Può quindi non considerare il proprio pensiero come un sintomo e ritenere invece che siano gli altri a non comprendere correttamente la situazione.
Il disturbo delirante può essere trattato. L’obiettivo terapeutico può comprendere la riduzione dell’intensità dei sintomi, il miglioramento del funzionamento e della qualità della vita e la gestione delle conseguenze relazionali e comportamentali. Il decorso è tuttavia variabile da persona a persona.
Il trattamento può prevedere una combinazione di farmacoterapia antipsicotica, psicoterapia, interventi psicoeducativi e supporto familiare. La scelta dell’intervento deve essere personalizzata sulla base delle caratteristiche cliniche della persona e della presenza di eventuali condizioni associate.
La psicoterapia può essere utile soprattutto per lavorare sulla sofferenza associata al delirio, sull’ansia, sui comportamenti di controllo, sulle difficoltà relazionali e sulle strategie di coping. Gli interventi cognitivo-comportamentali possono essere utilizzati in alcuni casi, mentre un approccio sistemico-relazionale può essere particolarmente utile quando la sintomatologia interferisce significativamente con le relazioni familiari e di coppia.
Sì. Alcune sostanze psicoattive e alcuni farmaci possono provocare sintomi psicotici o favorirne la comparsa. Per questo motivo, durante la valutazione diagnostica è importante verificare l’eventuale uso di sostanze e il rapporto temporale tra assunzione e comparsa dei sintomi.
Alcune condizioni neurologiche e mediche possono determinare sintomi deliranti. In presenza di un esordio tardivo, improvviso o associato ad alterazioni cognitive o neurologiche, può essere indicata una valutazione medica per escludere una causa organica.
La prognosi è variabile. Alcune persone possono mantenere un funzionamento relativamente stabile per molti anni, mentre in altri casi possono verificarsi remissioni parziali o un’evoluzione più complessa. La durata della malattia, la presenza di comorbilità, l’adesione al trattamento e la qualità della rete relazionale possono influenzare il decorso.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità informative e divulgative e non sostituiscono in alcun modo la valutazione, la diagnosi o il trattamento da parte di uno psicologo, di uno psicoterapeuta, di un medico o di un altro professionista sanitario qualificato. Se il disagio emotivo sperimentato è intenso, persistente o compromette il benessere personale, relazionale, sociale o lavorativo, è consigliabile rivolgersi a un professionista della salute mentale per una valutazione personalizzata e l’eventuale avvio di un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico.
