La bulimia nervosa appartiene al gruppo dei disturbi del comportamento alimentare ed è caratterizzata da episodi ricorrenti di ingestione incontrollata di grandi quantità di cibo, seguiti da comportamenti di compenso come vomito autoindotto, uso di lassativi o intensa attività fisica. A differenza dell’anoressia, il peso corporeo della persona può rimanere entro limiti normali, rendendo spesso più difficile il riconoscimento precoce del disturbo.
Il DSM-5-TR colloca la bulimia nervosa tra i disturbi alimentari specifici, sottolineando tre aspetti centrali: perdita di controllo durante l’abbuffata, messa in atto di strategie compensatorie e forte influenza dell’immagine corporea sull’autostima. È dunque un quadro clinico complesso, che intreccia aspetti biologici, psicologici e socio-relazionali.
Cenni storici
Il termine “bulimia” deriva dal greco antico e significa letteralmente “fame da bue”. In origine indicava un appetito smodato, ma solo nel corso del XX secolo il concetto assume un valore psicopatologico.
Il primo a descrivere la bulimia nervosa come sindrome clinica distinta fu Gerald Russell negli anni ’70, differenziandola dall’anoressia nervosa e definendone le caratteristiche principali. Da quel momento il disturbo entra a far parte a pieno titolo della nosografia psichiatrica moderna.
Epidemiologia
La bulimia nervosa è relativamente più diffusa rispetto all’anoressia. Le ricerche stimano una prevalenza compresa tra l’1% e il 3% delle giovani donne, con un’età di esordio che va dai 16 ai 25 anni.
- Distribuzione di genere: predominanza femminile, ma con incidenza crescente anche negli uomini.
- Complicanze: il tasso di mortalità è più basso di quello dell’anoressia, ma non trascurabile, a causa delle conseguenze mediche e del rischio suicidario.
- Comorbilità: frequente associazione con depressione, ansia, abuso di sostanze e disturbi di personalità, soprattutto borderline.
Il disturbo si osserva trasversalmente in culture diverse, ma i Paesi occidentali mostrano un’incidenza maggiore, in parte per l’influenza di modelli estetici che esaltano la magrezza.
Inquadramento diagnostico
Criteri DSM-5-TR
La diagnosi di bulimia nervosa richiede la presenza di:
- Episodi di abbuffata, definiti come assunzione di grandi quantità di cibo in poco tempo, accompagnati dalla percezione di perdita di controllo.
- Comportamenti compensatori ricorrenti, tra cui vomito, lassativi, digiuno o esercizio eccessivo.
- Frequenza: almeno una volta a settimana per tre mesi consecutivi.
- Autostima compromessa, influenzata in modo eccessivo dal peso o dall’aspetto fisico.
- L’alterazione non si manifesta esclusivamente durante fasi di anoressia nervosa.
ICD-11
L’ICD-11 definisce la bulimia in termini simili, enfatizzando la natura ripetitiva del ciclo abbuffata–compenso e la centralità della distorsione dell’immagine corporea.
Sintomatologia
Manifestazioni fisiche
- Erosioni dentali dovute al vomito acido.
- Squilibri elettrolitici (ipopotassiemia) con rischio cardiaco.
- Disturbi digestivi cronici.
- Fluttuazioni di peso.
- Lesioni cutanee sulle mani (segno di Russell).
Aspetti cognitivi ed emotivi
- Pensieri ossessivi su cibo e peso.
- Sensazione di vergogna e senso di colpa dopo le abbuffate.
- Scarsa autostima.
- Impulsività e difficoltà nella regolazione emotiva.
Comportamenti tipici
- Mangiare in solitudine per nascondere le abbuffate.
- Alternanza tra restrizione calorica e abbuffate.
- Esercizio fisico estremo come compenso.
- Uso ripetuto di condotte eliminatorie.
Cause e fattori di rischio
La bulimia nervosa si sviluppa a partire da una combinazione di fattori:
- Genetici e neurobiologici: vulnerabilità familiare, alterazioni nei circuiti della serotonina e della dopamina.
- Psicologici: impulsività, perfezionismo, difficoltà di mentalizzazione delle emozioni, distorsioni cognitive.
- Sociali e culturali: pressione dei media, interiorizzazione di ideali estetici, contesti che legano il valore personale all’aspetto fisico.
Interpretazioni psicodinamiche
Dal punto di vista psicodinamico, la bulimia nervosa viene letta come un conflitto interiore tra desiderio di gratificazione e vissuti di colpa.
- Abbuffata e vomito rappresentano un ciclo simbolico di introiezione e rifiuto dell’oggetto materno.
- Il corpo diventa un contenitore psichico: la voracità alimentare esprime un vuoto interiore, mentre l’eliminazione cerca di ristabilire un fragile senso di controllo.
- Alcuni autori sottolineano come la bulimia possa esprimere una difficoltà di separazione-individuazione, in cui la dipendenza emotiva si alterna al bisogno di autonomia.
Lettura sistemico-relazionale
La prospettiva sistemica interpreta la bulimia come un sintomo relazionale, che emerge nel contesto familiare per esprimere tensioni non verbalizzate.
- Funzione regolativa: il disturbo catalizza l’attenzione sul sintomo, mantenendo la coesione del sistema e distraendo da conflitti latenti.
- Transizioni evolutive: spesso si manifesta in adolescenza, fase in cui la famiglia deve ridefinire confini e ruoli.
- Comunicazioni paradossali: messaggi contraddittori sul cibo e sul corpo (es. “mangia di più” ma “non ingrassare”) favoriscono la sintomatologia.
- Corpo come linguaggio: il sintomo funge da canale comunicativo alternativo per bisogni e vissuti non esprimibili a parole.
Disturbi associati
La bulimia nervosa si accompagna spesso a:
- Disturbi dell’umore (soprattutto depressione).
- Ansia generalizzata o sociale.
- Disturbi di personalità (borderline, istrionico).
- Abuso di sostanze.
- Autolesionismo.
Trattamento
L’approccio terapeutico deve essere multidisciplinare.
- Area medica e nutrizionale: correzione degli squilibri fisici, supporto nutrizionale graduale.
- Psicoterapia:
- CBT-E: intervento cognitivo-comportamentale specifico per i disturbi alimentari.
- Terapia interpersonale (IPT): lavora sulla connessione tra sintomi e relazioni.
- Psicoterapia psicodinamica: esplora conflitti inconsci e vissuti di vuoto.
- Terapia familiare: indicata soprattutto in età adolescenziale.
- Farmaci: gli SSRI, in particolare la fluoxetina, hanno dimostrato efficacia nel ridurre abbuffate e condotte compensatorie.
Conclusioni
La bulimia nervosa non può essere ridotta a un problema alimentare: è un disturbo complesso che riflette difficoltà di regolazione emotiva, conflitti interpersonali e pressioni socioculturali.
Le letture psicodinamiche e sistemiche mostrano come il sintomo abbia un valore simbolico e comunicativo, oltre che clinico. Intervenire significa quindi non solo ridurre gli episodi di abbuffata e vomito, ma anche comprendere i significati profondi che li sostengono.
Un approccio integrato, che unisca dimensione medica, psicoterapeutica e familiare, rappresenta la strategia più efficace per favorire la remissione e la ricostruzione di un rapporto più sano con sé stessi, con il corpo e con gli altri.