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Disturbo Schizotipico di Personalità: inquadramento clinico e psicopatologico

    disturbo schizotipico di personalità

    Il Disturbo Schizotipico di Personalità (DSP) è una condizione psicologica caratterizzata da una marcata difficoltà nelle relazioni interpersonali, da modalità di pensiero e di percezione atipiche e da comportamenti percepiti come eccentrici o bizzarri. All’interno del DSM-5-TR, il DSP è collocato nel Cluster A, che comprende i disturbi di personalità contraddistinti da funzionamenti strani, sospettosi o socialmente distanti.

    Dal punto di vista clinico, il disturbo schizotipico non coincide con una psicosi conclamata, ma rappresenta una modalità stabile di organizzazione della personalità in cui il confine tra realtà condivisa e mondo interno risulta fragile e permeabile, soprattutto sul piano relazionale.

    Schizotipia: un continuum tra normalità e psicopatologia

    Il concetto di schizotipia aiuta a comprendere la complessità del disturbo schizotipico di personalità. Con questo termine si fa riferimento a un insieme di tratti, vissuti soggettivi ed esperienze cognitive che si distribuiscono lungo un continuum: da forme non patologiche di immaginazione, creatività e pensiero simbolico fino a configurazioni più disorganizzate e prossime alla psicosi.

    In questa prospettiva, la schizotipia non è necessariamente sinonimo di malattia, ma rappresenta una vulnerabilità di base che, in presenza di specifici fattori biologici, relazionali ed evolutivi, può strutturarsi in un disturbo di personalità vero e proprio.

    Origini e fattori di vulnerabilità

    Le ricerche indicano una componente biologica significativa nello sviluppo del disturbo schizotipico di personalità. Il DSP condivide infatti alcune alterazioni neurobiologiche con i disturbi dello spettro schizofrenico ed è più frequente nei familiari di primo grado di persone con psicosi.

    Accanto ai fattori genetici, assumono un ruolo rilevante anche le esperienze relazionali precoci, in particolare contesti caratterizzati da imprevedibilità, comunicazioni ambigue, scarsa sintonizzazione emotiva o vissuti di isolamento. In questi casi, il pensiero magico e le credenze eccentriche possono costituire tentativi di dare senso a un ambiente percepito come poco comprensibile o minaccioso.

    Criteri diagnostici: quando parlare di DSP

    Secondo il DSM, il Disturbo Schizotipico di Personalità si configura come un pattern pervasivo che coinvolge:

    • le relazioni interpersonali, vissute come fonte di disagio e minaccia;
    • il funzionamento cognitivo e percettivo;
    • il comportamento e l’espressione emotiva.

    La diagnosi richiede la presenza di almeno cinque caratteristiche tra cui: idee di riferimento non deliranti, pensiero magico o superstizioso non culturalmente condiviso, esperienze percettive insolite, linguaggio e pensiero eccentrici, sospettosità, affettività inappropriata o ridotta, aspetto e comportamento bizzarri, isolamento relazionale e ansia sociale legata a ideazione paranoide.

    È fondamentale sottolineare che tali tratti devono essere stabili nel tempo, presenti in diversi contesti di vita e associati a una reale compromissione del funzionamento personale, sociale o lavorativo.

    Esordio e diffusione del disturbo

    Il disturbo schizotipico di personalità emerge solitamente durante l’adolescenza o nella prima età adulta, spesso in modo graduale. La prevalenza nella popolazione generale è relativamente bassa, ma aumenta significativamente nei soggetti con familiarità per disturbi psicotici o per altri disturbi di personalità del Cluster A.

    Alcuni dati suggeriscono una lieve maggiore frequenza negli uomini, con differenze qualitative nella presentazione clinica: più disorganizzazione e ritiro nei maschi, maggiore espressività dei sintomi positivi nelle donne.

    Funzionamento cognitivo ed emotivo nel DSP

    Dal punto di vista clinico, il DSP si caratterizza per uno specifico stile di funzionamento interno.

    Immagine di sé
    La persona tende a percepirsi come diversa, unica, spesso dotata di qualità speciali o particolari capacità. Allo stesso tempo, può sentirsi vulnerabile a forze esterne o influenze misteriose.

    Rappresentazione degli altri
    Gli altri sono frequentemente vissuti come poco affidabili, ostili o potenzialmente pericolosi. È comune il senso di non essere compresi e di dover mantenere una distanza protettiva.

    Credenze profonde
    Sono frequenti convinzioni come: “Devo proteggermi dagli altri”, “È rischioso avvicinarsi”, “La mia diversità mi rende speciale”, “Esistono forze che mi guidano o mi proteggono”.

    Strategie di coping
    Per gestire l’ansia relazionale, la persona può adottare comportamenti di ritiro, costruire un’immagine eccentrica, ricorrere a spiegazioni magiche o simboliche e mantenere un controllo rigido delle relazioni.

    Comorbilità e diagnosi differenziale

    Il disturbo schizotipico di personalità presenta un’elevata comorbilità con altri disturbi psicologici. Episodi depressivi maggiori, disturbi d’ansia e disturbi da uso di sostanze sono particolarmente frequenti. È comune anche la sovrapposizione con il disturbo schizoide e il disturbo paranoide di personalità.

    Nel tempo, una parte dei soggetti con DSP può sviluppare sintomi prodromici psicotici. Tuttavia, il disturbo non deve essere diagnosticato esclusivamente durante il decorso di una psicosi, di un disturbo dell’umore con caratteristiche psicotiche o di un disturbo dello spettro autistico.

    Disturbo schizoide e schizotipico: una distinzione clinica

    Il disturbo schizoide di personalità è principalmente caratterizzato da distacco emotivo e scarso interesse per le relazioni, con una vita affettiva ridotta ma relativamente stabile.

    Nel disturbo schizotipico, invece, il nucleo della sofferenza è rappresentato dalla distorsione del pensiero e della percezione, dall’eccentricità comportamentale e dalla difficoltà a costruire relazioni a causa di sospettosità, ansia e credenze bizzarre.

    Trattamento del Disturbo Schizotipico di Personalità

    Il trattamento del DSP richiede generalmente un approccio integrato. In alcuni casi può essere indicato un supporto farmacologico, soprattutto in presenza di sintomi percettivi o ideativi intensi.

    La psicoterapia individuale, in particolare ad orientamento cognitivo-comportamentale o integrato, rappresenta l’intervento centrale. Gli obiettivi principali includono:

    • ridurre la percezione di minaccia interpersonale;
    • aumentare la consapevolezza dei propri schemi di pensiero;
    • migliorare le competenze sociali;
    • favorire una maggiore flessibilità cognitiva e relazionale;
    • costruire un’alleanza terapeutica stabile e sicura.

    Nel lavoro clinico, è fondamentale rispettare i tempi del paziente e creare un contesto relazionale che permetta una progressiva riduzione del ritiro e della diffidenza.

    Bibliografia

    • American Psychiatric Association (2023).
      DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina Editore.
    • Millon, T., Grossman, S., Millon, C., Meagher, S., & Ramnath, R. (2016).
      Disturbi della personalità nella vita moderna. Milano: Raffaello Cortina Editore.
    • Beck, A. T., Freeman, A., Davis, D. D. (2015).
      Terapia cognitiva dei disturbi di personalità. Milano: Raffaello Cortina Editore.
    • Livesley, W. J. (2014).
      Manuale pratico per il trattamento dei disturbi di personalità. Milano: Raffaello Cortina Editore.
    • Loranger, A. W., Sartorius, N., Andreoli, A., et al. (2002).
      Disturbi di personalità. Trento: Erickson.
    • Dimaggio, G., Semerari, A., Carcione, A., Nicolò, G., & Procacci, M. (2013).
    • I disturbi di personalità. Milano: Raffaello Cortina Editore.
    • McWilliams, N. (2012).
    • La diagnosi psicoanalitica. Milano: Raffaello Cortina Editore.

    Domande frequenti sul Disturbo Schizotipico di Personalità

    Che cos’è il Disturbo Schizotipico di Personalità?

    Il Disturbo Schizotipico di Personalità è una condizione caratterizzata da difficoltà significative nelle relazioni, sospettosità, pensiero eccentrico e possibili esperienze percettive insolite. Nel DSM-5-TR rientra nel Cluster A, che include quadri con comportamenti strani o bizzarri.

    Quali sono i sintomi più comuni del disturbo schizotipico?

    I sintomi possono includere idee di riferimento (senza deliri strutturati), credenze insolite o pensiero magico non condiviso culturalmente, esperienze percettive insolite, linguaggio/pensiero eccentrici, sospettosità, affettività ridotta o inappropriata, comportamento/aspetto bizzarro, poche relazioni intime e ansia sociale legata alla diffidenza.

    Il disturbo schizotipico è la stessa cosa della schizofrenia?

    No. Nel disturbo schizotipico alcuni tratti possono ricordare lo spettro psicotico, ma in genere non raggiungono intensità e compromissione tipiche della schizofrenia. La distinzione richiede una valutazione clinica, soprattutto se i sintomi diventano persistenti o invalidanti.

    Quando si può fare diagnosi di Disturbo Schizotipico di Personalità?

    La diagnosi viene posta da un professionista quando i tratti sono pervasivi, stabili nel tempo e presenti in contesti diversi, con impatto sul funzionamento. Secondo il DSM-5-TR è necessaria la presenza di almeno 5 criteri tra quelli previsti.

    Quali sono le cause del disturbo schizotipico?

    Le cause sono multifattoriali: vulnerabilità biologica e familiare (maggiore frequenza in familiari di persone con disturbi psicotici) e fattori psicologici ed evolutivi. Anche esperienze relazionali precoci difficili possono contribuire a stabilizzare ritiro, diffidenza e interpretazioni idiosincratiche della realtà.

    Disturbo schizoide e disturbo schizotipico: che differenza c’è?

    Nel disturbo schizoide prevalgono distacco sociale e ridotta espressività emotiva, senza necessariamente credenze o percezioni insolite. Nel disturbo schizotipico, oltre al ritiro, sono più presenti sospettosità, pensiero eccentrico e possibili esperienze percettive insolite. La diagnosi differenziale va fatta da uno specialista.

    Come si cura il Disturbo Schizotipico di Personalità?

    La psicoterapia a medio-lungo termine è centrale: spesso si lavora su fiducia, gestione della sospettosità, flessibilità cognitiva e abilità sociali. In alcuni casi può essere utile una valutazione psichiatrica per un supporto farmacologico, soprattutto se i sintomi percettivi o l’ideazione paranoide sono intensi.

    Quando è consigliabile chiedere aiuto?

    Quando isolamento, ansia sociale, diffidenza o difficoltà relazionali interferiscono con lavoro, studio o vita affettiva. Se compaiono sintomi psicotici persistenti (deliri strutturati, allucinazioni, forte disorganizzazione) è importante rivolgersi tempestivamente al medico o ai servizi di salute mentale.

    I DISTURBI DI PERSONALITA’