Cos’è un disturbo da addiction?
I Disturbi da Addiction sono condizioni psicopatologiche caratterizzate da un coinvolgimento persistente e compulsivo nell’uso di sostanze o nello svolgimento di specifici comportamenti, nonostante conseguenze negative sul piano psicologico, relazionale, lavorativo e sociale. La dipendenza si distingue per la perdita di controllo, la centralità del comportamento nella vita della persona e l’utilizzo della condotta additiva come strategia di regolazione emotiva. Secondo il DSM-5-TR, queste condizioni rientrano nei disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction e si collocano lungo un continuum di gravità.
Disturbi da addiction e dipendenze comportamentali: inquadramento clinico, diagnostico e terapeutico
I disturbi da addiction rappresentano oggi uno dei nuclei più rilevanti e complessi della psicopatologia contemporanea. La loro diffusione e il loro impatto clinico sono aumentati in modo significativo negli ultimi decenni, parallelamente ai profondi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici che hanno modificato le modalità di gestione delle emozioni, della frustrazione e della ricerca del piacere. Le dipendenze costituiscono una sfida non solo sanitaria, ma anche relazionale e sociale, con ricadute importanti sul funzionamento individuale, familiare e comunitario.
Il termine addiction fa riferimento a un insieme eterogeneo di condizioni accomunate da un coinvolgimento persistente, rigido e compulsivo nell’uso di sostanze o nella messa in atto di specifici comportamenti. L’elemento distintivo della dipendenza non è l’oggetto in sé, ma la perdita di controllo e la prosecuzione della condotta nonostante conseguenze negative rilevanti sul piano psicologico, fisico, affettivo, lavorativo e sociale. Progressivamente, il comportamento additivo tende a occupare una posizione centrale nella vita della persona, riducendo la libertà di scelta e la flessibilità adattiva.
Inquadramento nosografico e modelli diagnostici
Dal punto di vista diagnostico, il DSM-5-TR colloca queste condizioni nel capitolo dedicato ai Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction, introducendo un’importante revisione concettuale rispetto al passato. In particolare, viene superata la distinzione rigida tra abuso e dipendenza, a favore di un modello dimensionale, che considera la gravità del disturbo lungo un continuum (lieve, moderato, grave), in base al numero e all’intensità dei criteri clinici soddisfatti.
Questo approccio consente una lettura più aderente alla complessità dei quadri additivi, riconoscendone la natura progressiva e la variabilità clinica. L’attenzione diagnostica si sposta così dall’etichettamento categoriale alla valutazione dell’impatto globale sul funzionamento della persona, favorendo interventi terapeutici più flessibili e personalizzati.
Un passaggio di particolare rilievo è rappresentato dall’inclusione del Disturbo da gioco d’azzardo come prima e, allo stato attuale, unica dipendenza comportamentale formalmente riconosciuta come diagnosi autonoma nel DSM-5-TR. Tale scelta riflette l’evidenza di una sostanziale sovrapposizione tra gioco d’azzardo patologico e dipendenze da sostanze, in termini di craving, perdita di controllo, tolleranza, sintomi di astinenza psicologica e compromissione del funzionamento globale.
Accanto al DSM, l’ICD-11 ha compiuto un ulteriore passo avanti riconoscendo formalmente il Gaming Disorder come diagnosi autonoma. La differenza tra i sistemi diagnostici sottolinea come il campo delle dipendenze comportamentali sia in continua evoluzione e oggetto di un dibattito scientifico ancora aperto.
Dipendenze comportamentali: riconoscimento formale e rilevanza clinica
Oltre alle condizioni ufficialmente codificate, la pratica clinica evidenzia numerose forme di dipendenza comportamentale che, pur non essendo ancora pienamente formalizzate sul piano nosografico, condividono i medesimi meccanismi psicopatologici delle addiction riconosciute. In questi casi, il comportamento assume una funzione centrale e rigida nella vita della persona, diventando una modalità privilegiata di regolazione emotiva.
Principali forme di dipendenza comportamentale
Dipendenze riconosciute nei sistemi diagnostici
- Disturbo da gioco d’azzardo
- Disturbo da gaming / Internet Gaming Disorder
Dipendenze digitali e tecnologiche
- Uso problematico di Internet
- Dipendenza da social network
- Uso compulsivo dello smartphone
- Dipendenza da messaggistica istantanea
- Binge watching e consumo eccessivo di contenuti digitali
- Utilizzo incontrollato di videogiochi online e mobile games
Dipendenze sessuali e relazionali
- Comportamento sessuale compulsivo
- Dipendenza da pornografia
- Masturbazione compulsiva
- Dipendenza affettiva
- Coinvolgimento reiterato in relazioni disfunzionali
- Dipendenza da app di incontri e dating online
Dipendenze da consumo e acquisizione
- Shopping compulsivo (oniomania)
- Acquisti online incontrollati
- Aste, scommesse e microtransazioni
- Comportamenti di accumulo compulsivo (in area di confine con il disturbo da accumulo)
Dipendenze legate alla performance e al controllo
- Dipendenza da lavoro (workaholism)
- Ossessione per produttività e rendimento
- Ricerca compulsiva di successo e riconoscimento sociale
- Studio e prestazione scolastica compulsivi
Dipendenze corporee e dell’immagine
- Esercizio fisico compulsivo
- Controllo rigido dell’immagine corporea
- Condotte di controllo alimentare e comportamenti compensatori
- Ricorso disfunzionale a trattamenti estetici o chirurgici
Valutazione clinica e comorbilità dei Disturbi da Addiction
La valutazione clinica delle addiction non può limitarsi all’identificazione del comportamento problematico, ma richiede un’analisi multidimensionale che includa la storia personale, relazionale e affettiva della persona. Un uso intenso o ripetuto non coincide necessariamente con una dipendenza: il discrimine clinico risiede nella rigidità del comportamento, nella sua funzione compensatoria e nella sofferenza soggettiva associata.
Le dipendenze presentano frequentemente comorbilità psicopatologiche, tra cui disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi legati a eventi traumatici, difficoltà di regolazione emotiva e, in alcuni casi, disturbi di personalità. In molti quadri clinici, il comportamento additivo svolge una funzione di automedicazione, consentendo un temporaneo sollievo da vissuti di vuoto, angoscia, solitudine o iperattivazione emotiva.
Prospettiva neurobiologica e lettura integrata
Dal punto di vista neurobiologico, le addiction comportamentali coinvolgono i circuiti cerebrali della ricompensa, della motivazione e del controllo inibitorio, con un ruolo centrale del sistema dopaminergico mesolimbico. Questi meccanismi spiegano fenomeni come il rinforzo, il craving e la tendenza alla ricaduta.
Tuttavia, una lettura esclusivamente neurochimica risulta riduttiva. Le evidenze cliniche indicano che i processi neurobiologici interagiscono costantemente con la storia di attaccamento, le esperienze relazionali precoci, i modelli cognitivi ed emotivi e i contesti ambientali. Le dipendenze possono quindi essere comprese come il risultato di una interazione dinamica tra fattori biologici, psicologici e relazionali.
Dipendenze e sistemi relazionali
In una prospettiva sistemico-relazionale, la dipendenza non viene interpretata esclusivamente come problema individuale, ma come espressione di un equilibrio disfunzionale che coinvolge i sistemi relazionali significativi. Il comportamento additivo può assumere una funzione regolativa anche per il contesto, contribuendo a mantenere assetti relazionali fragili o a evitare conflitti non elaborati.
Questa lettura consente di superare visioni colpevolizzanti o moralistiche, restituendo alla dipendenza il significato di segnale di sofferenza che emerge all’interno di una rete di relazioni.
Trattamento psicoterapeutico dei Disturbi da Addiction
Il trattamento delle dipendenze comportamentali richiede un approccio integrato, personalizzato e progressivo. Gli obiettivi principali includono il recupero del controllo, lo sviluppo di competenze di regolazione emotiva, l’elaborazione dei vissuti traumatici o relazionali sottostanti e la costruzione di un’identità non centrata sulla dipendenza.
L’approccio sistemico-relazionale, integrato con interventi di mindfulness, lavoro sul craving, consapevolezza corporea e, quando indicato, terapia di coppia o familiare, consente di intervenire non solo sul sintomo, ma sui processi che lo sostengono nel tempo.
Considerazioni conclusive
I disturbi da addiction e le dipendenze comportamentali rappresentano una delle espressioni più complesse del disagio psicologico contemporaneo. Lontani dall’essere semplici problemi di autocontrollo, essi costituiscono strategie disfunzionali di adattamento a sofferenze emotive, relazionali e identitarie profonde. Una presa in carico clinica attenta e integrata permette non solo la riduzione del comportamento problematico, ma un reale percorso di cambiamento orientato al recupero dell’autonomia, della libertà di scelta e della qualità delle relazioni.