L’anoressia nervosa è uno dei disturbi del comportamento alimentare più complessi e gravi, caratterizzato da un forte impatto sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Non si tratta di una semplice scelta alimentare o di un desiderio estetico, bensì di una condizione clinica che mette a rischio la salute e la vita stessa della persona.
Il DSM-5-TR la definisce come un disturbo in cui si osservano una restrizione persistente dell’assunzione di cibo, una paura intensa di aumentare di peso e una percezione alterata del proprio corpo. L’anoressia, tuttavia, non può essere interpretata solo in termini biologici: entrano in gioco dinamiche psicologiche, familiari, culturali e sociali che contribuiscono al suo sviluppo e al suo mantenimento.
Origini storiche
L’astensione volontaria dal cibo è documentata già nel Medioevo, quando assumeva significati religiosi e spirituali. Le cosiddette “sante digiunatrici”, come Santa Caterina da Siena, sono esempi noti di digiuno prolungato vissuto come forma di elevazione spirituale.
In ambito medico, l’anoressia viene descritta nell’Ottocento da William Gull e Charles Lasègue, che la riconoscono come condizione distinta dalle patologie organiche, mettendone in luce la matrice psicologica. Da quel momento, il disturbo entra a pieno titolo nel panorama della psichiatria.
Dati epidemiologici
La prevalenza dell’anoressia nervosa è stimata tra l’1% e il 4% delle donne in età adolescenziale e giovanile, fascia in cui il disturbo è più diffuso. Anche se colpisce principalmente il sesso femminile (rapporto circa 10:1), negli ultimi anni si registra un incremento dei casi tra i maschi.
- Età di insorgenza: in genere fra i 14 e i 19 anni, con diagnosi sempre più precoci anche in età pediatrica.
- Mortalità: tra le più elevate tra i disturbi psichiatrici, oscillando intorno al 5-10%.
- Disturbi associati: depressione, ansia, ossessioni, tratti di personalità rigidi o evitanti.
Il fenomeno non è più confinato all’Occidente: la globalizzazione dei modelli estetici e mediatici ha contribuito a diffonderlo anche in altri contesti culturali.
Classificazione diagnostica
Secondo il DSM-5-TR
L’anoressia viene diagnosticata quando sono presenti:
- Riduzione dell’introito calorico con conseguente peso corporeo inferiore a quanto atteso per età e sviluppo.
- Timore marcato di ingrassare, nonostante la condizione di sottopeso.
- Distorsione dell’immagine corporea o scarsa consapevolezza della gravità della situazione.
Si distinguono due forme:
- Restrittiva: caratterizzata da dieta severa, digiuno e attività fisica eccessiva.
- Con condotte di eliminazione/abbuffate: presenza di vomito autoindotto o abuso di lassativi e diuretici.
Secondo l’ICD-11
Il manuale internazionale sottolinea l’importanza dell’indice di massa corporea (IMC) e la persistenza delle condotte restrittive, confermando la centralità della distorsione corporea.
Manifestazioni cliniche
Fisiche
- Calo ponderale marcato.
- Amenorrea o irregolarità mestruali.
- Affaticamento, bradicardia, pressione arteriosa bassa.
- Lanugo e pelle disidratata.
- Compromissioni organiche nei casi più severi.
Psicologiche e cognitive
- Ossessioni su cibo, peso e forma corporea.
- Perfezionismo e rigidità del pensiero.
- Ansia sociale, senso di inadeguatezza.
- Difficoltà nella gestione delle emozioni.
Comportamentali
- Conteggio meticoloso delle calorie.
- Attività fisica compulsiva.
- Evitamento dei pasti in compagnia.
- Rituali durante l’alimentazione.
Fattori eziologici
L’anoressia nervosa nasce dall’interazione di diversi fattori:
- Biologici: predisposizione genetica, alterazioni dei sistemi neurotrasmettitoriali (serotonina e dopamina), disfunzioni neuroendocrine.
- Psicologici: perfezionismo estremo, distorsioni cognitive, difficoltà a regolare le emozioni.
- Socioculturali: ideali di magrezza, pressioni estetiche, contesti competitivi e orientati alla performance.
Lettura psicodinamica
La prospettiva psicodinamica vede l’anoressia come l’espressione simbolica di conflitti legati all’identità e alle relazioni primarie.
- Autonomia e controllo: secondo Hilde Bruch, la malattia nasce da un senso di inefficacia personale e dalla percezione di non essere autonomi. Il corpo diventa lo spazio in cui la paziente prova a riaffermare indipendenza e padronanza.
- Relazione madre-figlia: il rifiuto del cibo viene talvolta interpretato come rifiuto simbolico del nutrimento materno e, quindi, come difesa contro la dipendenza affettiva.
- Il corpo come palcoscenico psichico: emozioni non elaborate e non simbolizzate si traducono in comportamenti concreti, come la restrizione alimentare.
- Funzione difensiva del sintomo: riducendo l’assunzione di cibo, la persona può attenuare la percezione di emozioni spiacevoli, mantenendo un senso di controllo su ansia e angoscia.
Lettura sistemico-relazionale
Nell’ottica sistemica l’anoressia non riguarda solo l’individuo, ma si colloca all’interno delle dinamiche familiari e relazionali.
- Famiglia psicosomatica: Salvador Minuchin ha descritto famiglie caratterizzate da confini poco definiti, rigidità dei ruoli, iperprotettività ed evitamento dei conflitti.
- Il corpo come messaggio: il sintomo diventa un linguaggio del silenzio, un modo per comunicare tensioni non espresse a parole.
- Passaggi evolutivi: il disturbo emerge spesso nell’adolescenza, quando la famiglia è chiamata a ridefinire confini e ruoli. L’anoressia può segnalare la difficoltà a lasciare andare la figlia verso l’autonomia.
- Funzione sistemica: pur essendo disfunzionale, il sintomo può mantenere la coesione familiare, distraendo da altri conflitti non affrontati (coniugali, economici, intergenerazionali).
Comorbilità frequenti
L’anoressia nervosa si accompagna spesso a:
- Depressione maggiore.
- Disturbi d’ansia e ossessioni.
- Disturbi di personalità (ossessivo-compulsivo, evitante, borderline).
- Dipendenze comportamentali, come l’esercizio fisico compulsivo.
Trattamento
Il percorso terapeutico deve essere integrato e multidisciplinare, coinvolgendo più figure professionali.
- Sul piano medico: stabilizzazione clinica, monitoraggio nutrizionale e, nei casi più gravi, ricovero ospedaliero.
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Sul piano psicoterapeutico:
- CBT-E (terapia cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi alimentari).
- Terapia familiare (es. modello di Maudsley), particolarmente efficace in età adolescenziale.
- Psicoterapia psicodinamica, per affrontare conflitti inconsci e dinamiche relazionali.
- Sul piano farmacologico: non esistono farmaci specifici, ma si utilizzano antidepressivi o ansiolitici in caso di comorbilità.
Considerazioni finali
L’anoressia nervosa è una malattia complessa che intreccia corpo, mente e legami. Non è soltanto un problema di peso o alimentazione, ma un disturbo dell’identità e della relazione.
Le prospettive psicodinamica e sistemica mettono in luce come il sintomo abbia sempre una funzione comunicativa e simbolica: da un lato esprime conflitti intrapsichici e difficoltà di simbolizzazione, dall’altro riflette dinamiche familiari che faticano a trasformarsi.
Per questo motivo, il trattamento più efficace è quello che integra il lavoro medico con un intervento psicoterapeutico mirato, capace di considerare la persona nel suo insieme e nel suo contesto relazionale. L’intervento precoce resta il fattore più predittivo di un buon esito, evitando la cronicizzazione e aumentando le possibilità di ripresa.