I Disturbi di Personalità
Definizione, classificazione DSM-5-TR e implicazioni cliniche
I disturbi di personalità rappresentano una delle categorie più complesse e dibattute della psicopatologia contemporanea. Essi si configurano come modalità rigide, disadattive e pervasive di pensiero, emozione e comportamento, che si manifestano precocemente e tendono a stabilizzarsi nel tempo, interferendo significativamente con il funzionamento sociale, lavorativo e relazionale dell’individuo.
Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, nella sua ultima revisione (DSM-5-TR, 2022), propone un inquadramento nosografico dei disturbi di personalità secondo un modello categoriale, affiancato da un modello alternativo di tipo dimensionale. L’approccio attuale mantiene una suddivisione in dieci disturbi raggruppati in tre cluster, pur riconoscendo la complessità e le sfumature della personalità umana.
Che cos’è un disturbo di personalità?
Definizione secondo il DSM-5-TR
Il DSM-5-TR definisce il disturbo di personalità come:
“Un pattern permanente di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile, ha esordio nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti.”
Tale pattern deve manifestarsi in almeno due delle seguenti aree: cognizione, affettività, funzionamento interpersonale, controllo degli impulsi.
Caratteristiche generali
I disturbi di personalità si distinguono da altri disturbi psichici per la loro pervasività e stabilità nel tempo. Non si tratta di crisi episodiche, ma di modalità disfunzionali croniche che richiedono approcci terapeutici specifici e a lungo termine.
I tre cluster dei disturbi di personalità nel DSM-5-TR
Cluster A – Disturbi strani o eccentrici
- Disturbo paranoide di personalità: sospettosità e diffidenza pervasive verso gli altri.
- Disturbo schizoide di personalità: distacco dalle relazioni sociali e ridotta espressività emotiva.
- Disturbo schizotipico di personalità: disagio relazionale, distorsioni cognitive, eccentricità.
Cluster B – Disturbi drammatici, emotivi o imprevedibili
- Disturbo antisociale di personalità: violazione dei diritti altrui, mancanza di empatia.
- Disturbo borderline di personalità: instabilità affettiva, impulsività, paura dell’abbandono.
- Disturbo istrionico di personalità: teatralità, ricerca di attenzione, emotività superficiale.
- Disturbo narcisistico di personalità: senso grandioso di sé, bisogno di ammirazione.
Cluster C – Disturbi ansiosi o timorosi
- Disturbo evitante di personalità: inibizione sociale, bassa autostima, ipersensibilità al rifiuto.
- Disturbo dipendente di personalità: sottomissione, bisogno eccessivo di accudimento.
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: perfezionismo, rigidità, controllo eccessivo.
Il modello alternativo del DSM-5-TR: prospettiva dimensionale
Caratteristiche principali
Il modello alternativo, incluso nella Sezione III del DSM-5-TR, propone un approccio dimensionale alla diagnosi, centrato su due criteri:
- Compromissione del funzionamento della personalità (identità, autodirezionalità, empatia, intimità)
- Tratti patologici in cinque domini: affettività negativa, distacco, antagonismo, disinibizione, psicoticismo
Questo modello offre una maggiore flessibilità diagnostica, adattandosi meglio alla complessità dei casi clinici.
Diagnosi differenziale e comorbidità
Diagnosi differenziale
È fondamentale distinguere i disturbi di personalità da:
- tratti di personalità accentuati ma non patologici,
- condizioni mediche o neurologiche (es. trauma cranico),
- effetti da sostanze,
- disturbi dell’umore o psicotici con sintomatologia simile.
Comorbidità
La presenza di comorbidità è frequente. I disturbi di personalità si associano spesso a:
- disturbi depressivi,
- disturbi d’ansia,
- disturbi da uso di sostanze,
- disturbi alimentari.
Trattamento e implicazioni cliniche
Approcci terapeutici
La psicoterapia è l’intervento d’elezione. Tra gli approcci più utilizzati:
- DBT (Dialectical Behavior Therapy): per il disturbo borderline
- CBT (Cognitive Behavioral Therapy): per schemi disfunzionali
- TFP, MBT: psicodinamici per disturbo borderline
- Terapia sistemico-relazionale: utile nei disturbi del cluster C
Considerazioni cliniche
L’alleanza terapeutica può essere complessa ma è fondamentale. La diagnosi accurata e il lavoro sui modelli relazionali disfunzionali sono essenziali per la buona riuscita del trattamento.
Dati epidemiologici
Secondo studi internazionali:
- La prevalenza nella popolazione generale è tra il 9% e il 15%.
- I disturbi del cluster B sono i più frequentemente diagnosticati nei contesti clinici.
- Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è tra i più diffusi nella popolazione non clinica.
Conclusioni
I disturbi di personalità costituiscono una sfida clinica rilevante. La classificazione del DSM-5-TR, pur mantenendo un modello categoriale, apre alla possibilità di una lettura più sfumata tramite il modello dimensionale. Per i clinici, una buona conoscenza diagnostica, l’attenzione alle comorbidità e l’adattamento dell’approccio terapeutico sono elementi centrali per un trattamento efficace.